I 10 cibi più contaminati dai pesticidi secondo la classifica francese

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Da 14mila controlli sanitari ufficiali condotti sugli alimenti venduti in Francia, emerge che più della metà della frutta e verdura è contaminata da pesticidi sospettati di essere cancerogeni, tossici per la riproduzione o interferenti endocrini

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La questione che riguarda i pesticidi usati in agricoltura è sempre più scottante considerando anche che, vista l’attuale situazione in Ucraina, si sta rischiando di allargare le maglie sulle concessioni nell’utilizzo di fitofarmaci.

La Francia ci ricorda però che non bisogna abbassare la guardia, dato che la contaminazione di frutta e verdura (e altri prodotti) con pesticidi è un problema reale e serio.

La rivista dei consumatori Que Choisir ha analizzato i dati relativi a ben 14000 prodotti controllati nel 2019 dai servizi ufficiali francesi, in parte su frutta e verdura prelevata a campione e in parte su prodotti ritenuti a rischio.

Da tutto questo materiale emerge che frutta e verdura (almeno in Francia ma sappiamo come si tratti di un problema ben più esteso) sono pesantemente contaminate da pesticidi. Tra questi sono state rilevate non meno di 150 sostanze sospettate di essere cancerogene, mutagene, reprotossiche o interferenti endocrini.

I risultati vengono definiti dagli esperti francesi “particolarmente preoccupanti”:

per gli ortofrutticoli da agricoltura intensiva, la presenza di uno di questi pesticidi ad alto rischio è rilevata in più della metà (51%) dei controlli e di almeno due pesticidi ad alto rischio per il 30% dei controlli. Lungi dal coinvolgere solo tracce infinitesimali e non quantificabili, in quasi un caso su due (43%) le autorità sono state in grado di misurare le dosi di queste sostanze.

Qualche esempio? In più di un quarto dei pompelmi analizzati (27,4%) sono state trovate tracce di piriproxifene, sospetto interferente endocrino e sostanza che potrebbe aver contribuito alla comparsa di malformazioni della testa e del cervello osservate in Brasile.

Ma sono soprattutto le mele (quasi 80% dei campioni) e ancor più le ciliegie (quasi 92% dei campioni) ma anche sedano, pompelmo, uva e pesche ad essere tra gli alimenti più contaminati (vediamo la classifica sotto).

Nelle mele è stata spesso individuata la presenza di fludioxonil, fungicida sospettato di essere un interferente endocrino, mentre le ciliegie erano contaminate in particolare da fosmet, insetticida segnalato dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) in quanto potrebbe essere tossico per la riproduzione.

Ma anche i dati sul riso, come si può vedere dalla seguente infografica, non sono certamente confortanti. Il 55% dei campioni sono infatti risultati contaminati.

pesticidi infografica que choisir

©Que Choisir

I 10 prodotti più contaminati

Nelle seguenti infografiche potete vedere quali prodotti sono risultati più spesso contaminati (sono stati inseriti anche tè e infusi).

frutta contaminata francia que choisir

frutta contaminata francia 2 test que choisir

La classifica completa la potete vedere qui.

E il biologico?

Tra gli alimenti testati e analizzati vi erano anche quelli biologici e lo studio dei dati condotto da Que Choisir mostra che effettivamente questi prodotti sono molto meno contaminati, ovviamente a causa del divieto di utilizzo di pesticidi sintetici in questo tipo di agricoltura.

Come si legge:

Rispetto ai loro equivalenti da agricoltura intensiva, ci sono praticamente sei volte meno campioni di pomodori biologici contaminati da pesticidi rischiosi (1 campione su 10 in biologico contro quasi 6 su 10 in convenzionale), sette volte meno per fagiolini biologici e otto volte meno per le mele.

La contaminazione del biologico con i pesticidi non è comunque da escludere ma gli esperti sottolineano un dato importante:

Nei rari casi in cui l’organico è contaminato, anche i livelli di pesticidi pericolosi sono molto inferiori rispetto a quelli convenzionali. Sono quantificabili solo per l’8% dei campioni, in tutti gli altri casi le sostanze sono generalmente assenti o presenti nello stato di tracce non quantificabili.

Dai risultati emerge che effettivamente tutti noi dovremmo consumare il più possibile frutta e verdura biologica ma sono in particolare alcune categorie di persone alle quali dovremmo prestare maggiore attenzione:

In accordo con le raccomandazioni del Programma Nazionale di Nutrizione Sanitaria (PNNS) del Ministero della Salute, i prodotti dell’agricoltura biologica costituiscono quindi un rimedio per i consumatori, in particolare quelli più sensibili agli effetti di queste molecole: donne in gravidanza, bambini e adolescenti.

Come mai ancora tutti questi pesticidi in frutta e verdura?

L’analisi francese di fatto dimostra che le attuali normative sui pesticidi non consentono di garantire l’assenza di rischio di contaminazione degli alimenti.

Come scrive Que Choisir:

Tali controlli, infatti, tengono essenzialmente conto dei limiti massimi di residui (LMR) autorizzati dalla normativa. Ma le sostanze che possono essere cancerogene, tossiche per le funzioni riproduttive o interferenti endocrini potrebbero essere dannose per la salute anche a dosi molto basse. Il rispetto degli LMR è quindi un concetto obsoleto che non offre una protezione sufficiente per queste sostanze di cui non dovrebbe essere tollerata traccia.

Ma c’è di più. Anche le procedure di autorizzazione dei pesticidi sono particolarmente viziate.

Sebbene si stiano accumulando studi indipendenti per mettere in guardia sulla pericolosità di alcuni pesticidi, le agenzie sanitarie continuano ad autorizzarli sulla sola base degli studi presentati dai produttori. Ancora più sgomento, in genere aspettano la fine dei periodi autorizzativi per effettuare le rivalutazioni. Quindi il piriproxifene, menzionato sopra, non sarà riesaminato fino al 2035!

E c’è poi il problema delle discrepanze tra i vari organi ufficiali che creano confusione e difficoltà di stabilire regolamenti univoci ed efficaci. Per esempio il glifosato, nonostante il parere dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) lo consideri un probabile cancerogeno, nel 2017 la Commissione Europea ne ha esteso l’uso per 5 anni.

Come avrete capito, si tratta di una situazione complessa e ingarbugliata di cui facciamo le spese noi consumatori che, ancora troppo spesso, ci troviamo alle prese con frutta e verdura contaminata (ma a norma di legge!).

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Fonte: Que Choisir 

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, consumi e benessere olistico. Laureata in lettere moderne, ha conseguito un Master in editoria

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