Ginkgo biloba: è possibile mangiare le noci degli alberi che troviamo in città? Solo se segui queste accortezze

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

I parchi e le città possono essere ripensati come fonti di cibo: è il cosiddetto urban foraging. Ma, inquinamento a parte, quali piante e frutti sono commestibili? Il Ginkgo Biloba, ormai molto diffuso anche nelle nostre città, può essere mangiato? Solo il seme e seguendo queste accortezze

Se ci fosse bisogno di raccogliere piante spontanee in città, nonostante l’inquinamento, cosa sarebbe disponibile?  In un momento storico come questo, a mio parere è importate riuscire ad identificare qualunque foto di cibo, perché… non si sa mai(!) e in natura sopravvive chi è più adattato all’ambiente in cui vive, qualunque esso sia.

Il Gingko Bilboa è un albero ormai coltivato ovunque ci sia un clima temperato come pianta ornamentale, in particolare per la bellezza delle sue foglie a forma di ventaglio, che in autunno diventano di un bellissimo colore giallo oro. La pianta del Ginkgo Biloba è originaria della Cina. 

Questa pianta è considerata un fossile vivente: i primi fossili di foglie di ginkgo risalgono a 170 milioni di anni fa. Durante il Giurassico (200-145 milioni di anni fa), l’era dei dinosauri, i ginkgo erano già diffusi. Nel Cretaceo (145-65 milioni di anni fa), i crescevano in  Asia, Europa e Nord America. Poi scompaiono dalla documentazione sui fossili del Nord America circa 7 milioni di anni fa e dalla documentazione europea circa 4,5 milioni di anni dopo.

Gli scienziati occidentali hanno appreso per la prima volta dell’esistenza del ginkgo alla fine del 1600, quando vennero visti in Cina.  Il suo nome significa albicocca d’argento.

Il frutto del Ginkgo Biloba

Frutto maturo d gINGKO 123RT@riphoto3

In tanti avrete notato i frutti del Gingko, che sono prodotti soltanto dalle piante femminili e che una volta caduti al suolo emanano un odore nauseabondo mentre marciscono.  Dato che è impossibile riconoscere le piante maschili e quelle femminili quando la pianta è piccola, troviamo anche nelle alberature stradali e nei parcheggi piante femmine cariche di frutti che iniziano a maturare in autunno e a cadere pian piano, persistendo sulla pianta fino a Gennaio-Febbraio. Il danno che possono creare alle auto e alle narici di chi passa sotto di loro non è da poco.

Questi frutti contengono anche alcune sostanze che li rendono tossici e in grado di causare dermatiti e ustioni a contatto, quindi non provate mai a mangiarli, anche maturi, come è scritto in qualche articolo sulla rete, vi ritrovereste in ospedale al primo boccone. Ricordate quindi di indossare dei guanti di gomma quando maneggiate questi frutti, soprattutto se sono molto maturi e perdono succo.

Anche le noci contengono queste sostanze tossiche, che vengono però eliminate dal lungo procedimento di lavaggio e cottura. Questo lungo procedimento vi dà l’idea della fatica che hanno compiuto i nostri avi quando, in momenti di carestia, hanno dovuto trovare a loro spese il modo di rendere commestibile ciò che non lo era, ricavando cibo e riuscendo in questo modo a sopravvivere senza avvelenarsi.

Le noci di Ginkgo

Bangkok,Thailandia, noci di Gingko decorticate al mercato 123RT@KHUNTA

Il seme che racchiudono queste specie di ciliegie gialle e puzzolenti dopo un lungo procedimento diventa commestibile ed in oriente è considerato una prelibatezza degna da ristorante a 5 stelle e se ne mangiano poche accompagnate da una buona tazza di tè. Le noci di ginkgo sono rinomate in Cina per essere molto salutari, stimolando il cervello, prevenendo l’Alzheimer e altre malattie degenerative. I giapponesi le adorano, sono nutrienti, contengono vitamine A, B, C, proteine, ferro e potassio

Preparazione

Per prima cosa, dopo la raccolta, è necessario separare la polpa del frutto di ginkgo dalla noce e quanto riesce molto facilmente se immergere i frutti in acqua per un’ora o due prima di tentare di separarli: il frutto viene ammorbidito dall’acqua e scivola facilmente via dal seme, che verrà poi strizzato fuori come si fa pre le amarene. La polpa va gettata nella compostiera.

Sciacquate le noci un’ultima volta e  una volta pulite mettetele in forno statico ad asciugare a 80 °C  per circa un’ora, saranno pronte quando i gusci diventeranno bianchi e asciutti.

Ora potete conservare le vostre noci in un vaso di vetro e prenderne una decina da consumare subito. Ma non sono ancora commestibili: prima di mangiarle vanno cotte nuovamente facendole saltare in padella con un goccio di olio fino a quando l’interno della noce da verde opaco diventerà traslucido. Qualche ricetta prevede di completare la cottura in forno a 200°C oppure mettendole in un sacchetto di carta e poi nel microonde. Metodi che non ho testato e dei quali non so dirvi le tempistiche. 

Invece trovate nel video il procedimento completo:

Potete mangiare le noci di Gingko sole, per gustare al meglio il loro sapore, oppure aggiungerle a zuppe e altri piatti come fanno in Giappone. 

Controindicazioni e attenzione

L’importante è mangiare queste noci con parsimonia, come una leccornia preziosa: non consumatene più di una ventina al giorno ed evitate di darle ai bambini perché ci sono casi di persone che hanno mangiato una cinquantina di noci sono finite all’ospedale. Le noci di ginkgo contengono Ginkgotossina (metilpiridossina), che impedisce l’esaurimento della vitamina B6, la cui mancanza può causare gravi sintomi come vomito, diarrea, difficoltà di respirazione e perdita di coscienza e di solito iniziano a comparire entro 12 ore dopo aver mangiato le noci di Ginkgo.

In una tazza di riso cotto in Giappone aggiungono una decina di noci.

Ora decidete voi se la lunga lavorazione per renderle commestibili vale la pena. Il gusto è buono a mio parere, ma non credo ripeterò la lavorazione se non in caso di estrema carestia. 

Sul ginkgo biloba e sulle piante spontanee ti potrebbe interessare anche:

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Laureata in Scienze Naturali, è specializzata in Botanica ed Etnobotanica ed Alimurgia. È stata per anni docente universitaria e nelle scuole di ogni ordine e grado, ha visitato tutto il mondo possibile e negli ultimi 10 anni ha sviluppato un’attività privata di divulgazione per avvicinare il pubblico al mondo delle piante, tramite corsi ed attività pratiche di erboristeria casalinga e cucina naturale a base di piante spontanee e officinali. Ora ha la sua azienda agricola "Arte Botanica", dove produce liquori, dolci e preparati a base di piante officinali e fiori.

Iscriviti alla newsletter settimanale

Riceverai via mail le notizie su sostenibilità, alimentazione e benessere naturale, green living e turismo sostenibile dalla testata online più letta in Italia su questi temi.

Seguici su Instagram
Seguici su Facebook