Carne scaduta e piena di vermi venduta a Mc Donald’s e Auchan: uno degli scandali alimentari più grandi e taciuti di sempre

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Hanno venduto per anni carne avariata, scaduta, con vermi e in alcuni casi contaminata da batteri, rietichettandola e rivendendola a note catene come Mc Donald's e Auchan. Siamo stati fra i primi e gli unici in Italia a raccontarvi uno degli scandali alimentari più grandi di sempre, che ha come protagonista la ditta di macellazione Castel Viandes. Ma questa storia porta il nome di Pierre Hinard, ex dipendente dell'azienda che ha avuto il coraggio di denunciare quanto accadeva e che ha dovuto vivere un calvario a seguito della sua coraggiosa decisione.

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In Italia non ne ha parlato nessun tg o testata giornalistica, ma in Francia in questi giorni si è tenuto un processo attesissimo da oltre 10 anni: quello che riguarda uno dei più grandi scandali alimentari degli ultimi anni.

A finire alla sbarra l’amministratore delegato e due dirigenti dell’azienda di macellazione francese Castel Viandes, con sede a Châteaubriant (nella regione francese della Loira), accusati di aver riconfezionato e rietichettato carne scaduta, avariata, in alcuni casi anche con vermi e persino contaminata da pericolosi batteri come la Salmonella e l’Escherichia coli. Tutti questi prodotti venivano poi rivenduti anche a grandi catene, fra cui Auchan, Système U, Carrefour, Flunch e McDonald’s, mettendo a rischio la salute dei consumatori. Un fatto grave, anzi gravissimo, che dovrebbe essere raccontato sulle pagine di tutti i giornali d’Europa.

Eppure nel nostro Paese noi di greenMe siamo stati gli unici ad accendere i riflettori su questa vicenda, che è stata portata alla luce nel 2013 grazie alla determinazione di Pierre Hinard, ex responsabile della qualità dell’azienda che ha deciso di denunciare quanto accadeva nella ditta per cui lavorava. Il suo eccezionale coraggio gli è costato il licenziamento, ma senza di lui molto probabilmente la Castel Viandes avrebbe continuato a mettere sul mercato carne andata a male e pericolosa.

Lo scandalo venuto alla luce grazie al coraggio di un dipendente dell’azienda

Per Pierre Hinard denunciare non è stato affatto semplice e ancora oggi, a distanza di oltre 10 anni da quando è scoppiato l’affaire de la remballe (letteralmente “il caso del riconfezionamento”), deve fare i conti con le conseguenze della sua scelta.

Sono testimone da 13 anni del percorso del combattente e dei rischi che uno corre quando decide di agire contro le malversazioni di un’azienda potente per proteggere la salute di tutti. – ci racconta la figlia dell’ex dipendente di Castel Viandes, che ci ha inviato un’e-mail per ringraziarci di aver raccontato la vicenda con precisione e completezza – Proteggere i whistleblowers è urgente. Visti gli sforzi e i sacrifici che ci vogliono affinché una causa del genere non venga insabbiata, è più probabile che ci siano tanti altri problemi di sicurezza sanitaria nelle aziende agroalimentari. Tutto ciò a nostra insaputa. Spero che questa causa serva a far cambiare le cose.

Dalle indagini è emerso che la carne avariata, dall’odore nauseabondo e scaduta da tempo veniva riconfezionata con nuove date di scadenza; inoltre, la ditta falsificava i risultati delle analisi batteriologiche e dei documenti di tracciabilità. I prodotti venivano poi rivenduti a note catene come Auchan e Système U, Fleury-Michon, Celtigel, Impralsa, McDonald’s (tramite il suo fornitore McKey) e Flunch.

A far riflettere è il fatto che di queste aziende soltanto McKey e Flunch hanno intentato cause civili, insieme all’associazione francese di consumatori UFC-Que Choisir e all’associazione del commercio di carne Interbev.

L’affaire de la remballe: quando sarà emessa la sentenza

Il processo per l’affaire de la remballe si è concluso un paio di giorni fa. L’azienda Castel Viandes è accusata di aver commercializzato carne non idonea al consumo umano e falsificato i documenti relativi alla tracciabilità dei prodotti. Sono 23 in totale le denunce mosse contro l’amministratore delegato Joseph Viol e i due dirigenti della ditta di macellazione.

“Non sono semplici errori, ma un meccanismo globale, una dissimulazione istituzionale” ha affermato il pubblico ministero Éric Calut, sottolineando che l’azienda ha mostrato “un comportamento irresponsabile, motivato dalla ricerca del profitto”.

Per le condotte illecite il pm ha richiesto il pagamento di sanzione di 100.000 euro per l’azienda e 12 mesi reclusione con sospensione della pena, oltre a una multa di 15.000 euro. Mentre per i due dirigenti è stata chiesta la detenzione di sei e quattro mesi – sempre con sospensione della pena – e due sanzioni: una da 5.000 e 3.000 euro. Per la sentenza bisognerà attendere il 30 giugno.

Almeno questa volta ci auguriamo che le altre testate riprendano il nostro articolo (visto che il copia e incolla è ormai all’ordine del giorno) sull’affaire de la remballe: in questo modo i riflettori su questa grave vicenda resteranno accesi anche nel nostro Paese…

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Fonte: Ouest France/Food Watch/Que Choisir 

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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