Inceneritore di Parma: l’alternativa che potrebbe freddare il forno

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Dopo alcuni anni di lavori (e alcuni stop giudiziari) è prevista per quest’anno l’inaugurazione dell’inceneritore di Parma. Dopo i risultati del ballottaggio per le elezioni amministrative del 20 e 21 maggio 2012 che ha sancito la vittoria del candidato del Movimento 5 Stelle, definito “No termo”, c’è da chiedersi se questa mai avverrà. Il nuovo sindaco Federico Pizzarotti ha sempre dichiarato la sua contrarietà all’impianto sia in campagna elettorale sia dopo la vittoria al ballottaggio.

Lunedì scorso in un’intervista al quotidiano La Stampa l’amministratore delegato di Iren (multi-utility impegnata nella costruzione dell’impianto) ha espresso la preoccupazione dell’azienda sulle intenzioni del neo-sindaco di Parma in merito all’inceneritore. “Siamo preoccupati – ha dichiarato l’ad Iren, Roberto Garbati – ma se si guarda la questione in modo razionale e a quali strumenti possono essere messi in atto per tornare indietro allora posso dire che non siamo allarmati. Ci sono autorizzazioni finali che spettano al Comune e altre alla Provincia: in queste valutazioni si analizzeranno anche le altre questioni in gioco, non solo lo smaltimento dei rifiuti ma anche il progetto di realizzare una rete di teleriscaldamento. Senza dimenticare il rischio di perdere dei posti di lavoro. Portare i rifiuti nei paesi del Nord per farli bruciare a caro prezzo non è economicamente vantaggioso”.

Il Movimento 5 Stelle di Parma ha ribadito che “l’alternativa esiste” e richiama da sempre la ricetta basata sul progetto di GCR. Ma chi è GCR e in cosa consiste il progetto? L’associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma è da anni attività nella lotta contro l’inceneritore: nel 2010 e nel 2012 ha organizzato le manifestazioni nazionali contro gli inceneritori che si sono svolte a Parma. A fine giugno 2011 aveva costituito il comitato No inceneritore, composto da 50 promotori, per una richiesta di referendum abrogativo (previsto dallo statuto comunale parmense) che venne però poi bocciata.

L’associazione ha prodotto anche un’analisi di fattibilità per la gestione dei rifiuti senza incenerimento che si pone in alternativa al forno inceneritore. Il progetto prevede una miscela di corrette politiche di gestione e tecnologie di trattamento dei rifiuti a freddo. “Con una buona informazione e formazione ai cittadini, in 6 mesi possiamo raggiungere l’obiettivo dell’80% di differenziata e puntare nel medio periodo al 90%” afferma l’associazione. E il restate 10%? “È fatto di materiali per lo più plastici – afferma GCR – che possono essere trattati meccanicamente mediante una macchina che si chiama estrusore: immaginate una specie di tritacarne che macina questi materiali, li omogeneizza e produce una sabbia sintetica che viene poi utilizzata nell’industria edile”. Infine, per quanto riguarda il costo degli impianti “rispetto ai 180.000.000 di Euro dell’inceneritore – afferma l’associazione – Parma avrebbe bisogno di 2 impianti di trattamento per un totale di 10.000.000 di Euro”.

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