Banchi singoli “ingabbiati” da teli di plastica: così le Filippine hanno riaperto le scuole, dopo quasi due anni di chiusura

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In un centinaio di scuole pubbliche delle Filippine sono tornati gli alunni tra i banchi, per ora per un periodo di "prova" di due mesi.

Ognuno nella sua piccola postazione singola, ben distanziata dagli altri compagni, con il banco sigillato da una cortina di plastica. Così riaprono le scuole nelle Filippine, uno degli ultimi Paesi al mondo a riavviare la didattica, dopo quasi due anni dalla chiusura per la pandemia

Non solo: prima della pandemia quasi 600mila studenti persero le lezioni a causa delle continue eruzioni del vulcano Taal (con cui, tra l’altro, mezzo milione di persone rimase senza casa), e prima ancora a causa dell’assedio di Marawi da parte di gruppi armati affiliati all’ISIS. La situazione nelle scuole delle Filippine non è mai stata rosea

Migliaia di bambini nelle Filippine sono tornati a scuola nel mese di novembre per la prima volta dopo quasi due anni, dando il via a un programma pilota per riprendere la didattica in presenza. La pandemia, l’anno scorso, aveva interrotto l’istruzione di ben 27 milioni di studenti.

Così, in un centinaio di scuole pubbliche nelle aree a basso rischio sono tornati gli alunni tra i banchi, per ora per un periodo di “prova” di due mesi. Le Filippine, che avevano imposto alcuni dei lockdown più lunghi al mondo, sono tra gli ultimi Paesi a riaprire le scuole, in netto contrasto con molti Paesi occidentali.

Siamo felici di vedere i nostri studenti all’interno delle nostre classi mentre riconosciamo l’importanza dell’apprendimento faccia a faccia nel loro sviluppo sociale, ha affermato il ministero dell’Istruzione in una nota.

Le autorità hanno ridotto della metà le dimensioni delle classi e consentito solo agli insegnanti vaccinati e al personale scolastico di interagire con gli studenti.

Le foto condivise sui social media mostrano studenti che indossano maschere e all’interno delle aule con sedie e tavoli separati da teli di plastica, mentre sono state installate delle vere e proprie “stazioni” per il lavaggio delle mani.

A settembre, l’Unicef ​​ha individuato sei Paesi in cui le scuole sono rimaste “quasi completamente chiuse” tra marzo 2020 e 30 luglio 2021: Filippine, Bangladesh, Venezuela, Arabia Saudita, Kuwait e Panama, che hanno gradualmente riaperto le scuole dal 31 maggio. Di questi Paesi, le Filippine sono le ultime a riprendere la didattica in presenza.

Secondo l’ultimo rapporto Save the Children, già prima della pandemia, 258 milioni di bambini in tutto il mondo (un sesto della popolazione totale in età scolare) non avevano accesso all’istruzione e oggi si stima che tra i 10 e i 16 milioni di bambini rischiano di non tornare mai più a scuola a causa delle conseguenze economiche del Covid-19, perché costretti a lavorare o a contrarre matrimoni precoci. In media, infatti, durante la pandemia, i minori dei Paesi più poveri hanno perso il 66% in più di giorni di scuola rispetto ai coetanei che vivono nei paesi più ricchi.

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Fonte: The Guardian

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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