Corbevax, cosa sappiamo del vaccino senza brevetto che nessuno vuole produrre

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Un vaccino lanciato senza brevetto ma che nessun produttore in Europa e in America è per ora disposto a fabbricare.

La ricetta del porridge senza cottura

La microbiologa honduregna María Elena Bottazzi offre al mondo un vaccino contro il Covid-19 senza brevetto. L’India ha già autorizzato il suo utilizzo di emergenza

Un vaccino lanciato senza brevetto, ma che nessun produttore in Europa e in America è per ora disposto a fabbricare. È la legge di Big Pharma, bellezza. Anche se meno dell’1% dei vaccini Pfizer e Moderna hanno raggiunto le persone nei Paesi a basso reddito.

Usa una tecnologia molto semplice e potenzialmente più sicura ed è prodotto tramite un processo utilizzato già da decenni per il vaccino contro l’epatite B. La cosa bella? Il Corbevax, un nuovo vaccino anti-Covid, potrebbe essere senza brevetto, il che lo renderebbe di più facile accesso ai Paesi più poveri avendo un costo di produzione basso per permettere a tutti di immunizzarsi.

È questione di etica, nuda e cruda. Una caratteristica che sta alla base del lavoro di questo team di ricercatori della Texas Children’s Hospital e Baylor College of Medicine, in Texas, che – guidati dalla decana italo-onduregna Maria Elena Bottazzi – hanno deciso che il gioco non vale la candela e di non brevettarlo, perché l’etica – appunto – impone innanzitutto di non lucrare sulle spalle della gente.

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In India, come spiega anche El Pais, hanno già cominciato a produrlo, mentre per il momento in Europa e America non se ne parla nemmeno. Tanto che non si trova neppure un produttore disposto a fabbricarlo: non ci sono, di fatto, partner commerciali con cui testare e commercializzare il vaccino tra le aziende farmaceutiche occidentali.

Eppure, ad oggi, anche se più del 60% della popolazione mondiale ha ricevuto almeno una dose di vaccino anti Covid-19, esistono aree dove le coperture vaccinali non raggiungono ancora neanche il 10%. Una disuguaglianza vaccinale che si va ad aggiungere inevitabilmente a quella sociale ed economica e che è senza dubbio sostenuta anche da una politica dei prezzi incredibile.

Il Corbevax

I suoi creatori sono Maria Elena Bottazzi e Peter Hotez, codirettori del Texas Children’s Hospital Center for Vaccine Development. Due scienziati che nel 2003, in epoca di Sars, ricorsero alla già nota tecnologia dei vaccini a proteine ricombinanti (cioè create artificialmente) e ottennero un prototipo promettente in tempi rapidi. Col Covid-19 i due ricercatori hanno allo stesso modo prodotto le proteine ricombinanti da inserire nella formulazione del vaccino e hanno prima scelto un frammento della proteina spike di Sars-Cov-2 contro cui indirizzare l’azione del sistema immunitario e poi modificato geneticamente dei lieviti per produrre la proteina desiderata. Una volta purificata, gli scienziati l’hanno combinata con un adiuvante, una sostanza che rafforza la risposta immunitaria all’antigene presentato dal vaccino, e hanno ottenuto il vaccino contro Covid 19.

L’idea è che questo vaccino sia prodotto da centri che posseggano già il personale e le tecnologie e riescano a mantenere i prezzi bassi, perché non devono fare nuovi investimenti come costruire fabbriche o formare il personale o comprare le componenti, perché le usano già nelle loro strutture, spiega Bottazzi al programma radiofonico 37e2.

I dati sono già al vaglio dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), ma in alcuni Paesi, come l’India, questo è già stato introdotto tra la popolazione con ottimi risultati. Ma qui in Europa e in America non se ne parla:

Stiamo cercando un partner di produzione negli Stati Uniti per poi rivolgerci a FDA ed EMA, ma per il momento non lo stiamo trovando. È vero, non è stato un processo rapido sviluppare l’introduzione di una proteina in paragone al vaccino mRna, però come è visto si possono avere prodotti rapidi ma molto cari che molti Paesi non sono riusciti a ricevere. Non capiamo ancora perché non ci sia la curiosità.

Un lavoro che tuttavia ha spinto il team a non brevettare il vaccino:

Il nostro centro ha sempre avuto la missione di sviluppare prodotti che possano essere decolonizzati e possano essere fabbricati laddove ce n’è bisogno. Non è facile entrare nelle multinazionali e imparare come si produce un vaccino: nel nostro centro invece chiunque può entrare, studente o professore, per imparare come si fanno questi processi. Io penso sia moralmente necessario, è un paradigma che stiamo cercando di sviluppare, specialmente quando si tratta di vaccini che devono essere utilizzati dai paesi poveri, anche attraverso l’introduzione della capacità di produzione e ricerca locale.

Nessun brevetto significa nessun guadagno per quegli studiosi una scelta di tutto rispetto che si scontra con l’economia da un lato e con le esigenze di salute di mezzo mondo: il business model delle multinazionali mantiene le fila della pandemia e nello stesso tempo mantiene prezzi così alti da non arrivare ai Paesi a basso reddito. Un cane che si morde la coda e che allunga pericolosamente i tempi.

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Fonti: 37e2 / El Pais / Texas Children’s Hospital

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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