I lupi di Chernobyl: come la natura riprende il potere in assenza degli esseri umani, nonostante le radiazioni.

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Ieri camminando tra i monti dell’ Appennino Modenese ho incontrato le tracce dei lupi che sono sempre più numerosi nel nostro territorio. Mi fa davvero piacere, perché da sempre questi animali, sono stati perseguitati per la concorrenza che fanno ai cacciatori, non perché attaccassero gli esseri umani. Certo, servono iniziative da parte delle amministrazioni per tutelare chi ha bestiame e subisce danni, ma preferisco di gran lunga che la selezione di animali in esubero, come cinghiali, caprioli, cervi e daini, sia fatta dai predatori naturali, e non dai cacciatori di selezione.

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Mi è venuto in mente uno dei documentari più belli che ho mai visto, che ha per protagonisti proprio i lupi, ma dei lupi speciali, quelli che si sono riusciti a riprodurre a Chernobyl e a riconquistare il territorio libero dagli esseri umani a causa dell’incidente nucleare del 1986 quando la fusione nucleare presso la famigerata centrale nell’attuale Ucraina, ha lasciato chilometri di territorio radioattivo.

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I residenti delle zone più contaminate dal disastro sono stati evacuati e trasferiti per ordine del governo, e da quel giorno campi, fiumi e foreste tenuti sotto il controllo umano, si sono trasformati in una sorta di Eden post-nucleare, popolato da castori, scoiattoli, visoni, bisonti, cavalli selvatici, uccelli, pesci e governato dai lupi.

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I castori hanno iniziato a costruire dighe indisturbati, fermando il corso dei fiumi e facendo aumentare le paludi e le zone umide, così importanti per la riproduzione di tante specie. I lupi sono gli unici a tenere il loro numero basso, in quanto preferiscono loro, prede facili, al cacciare grossi mammiferi.

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Se i lupi abbondano, e loro sono all’apice della catena alimentare, significa che il resto della fauna è presente un buona quantità e in salute, e quindi anche la vegetazione di cui si nutrono gli erbivori.

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Per gli scienziati è possibile passare qualche ora nelle zone contaminate per effettuare i loro studi, con le debite precauzioni e hanno avviato ricerche sullo stato di salute delle popolazioni di lupi e uccelli, soprattutto. La loro salute viene confrontata con quella degli animali che vivono lontani dalle zone contaminate. Sorprendentemente, il Dottor Jim Smith, un radio ecologo che sta studiando Chernobyl da 20 anni, dice che le evidenze di laboratorio testimoniano che non ci sono stati danni consistenti alla vita selvatica, anzi, le popolazioni e la biodiversità sono aumentate. E il motivo principale è che non c’è più l’influenza dell’attività umana.

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Circa 100 specie sulla lista rossa delle specie minacciate si trovano ora nella zona evacuata, che copre più di 4.000 chilometri quadrati in Ucraina, Bielorussia e Russia. Circa 40 di queste specie, tra cui alcune specie di orso e lupo, non erano mai stati avvistati in quelle zone prima dell’incidente.

Ma come è possibile che gli animali vivano tranquillamente in un luogo che sarà proibito per migliaia di anni a venire alla vita umana? Semplice, gli animali con mutazioni serie muoiono e solo quelli sani sopravvivono, trasferendo i loro geni più forti alla prole. Per gli animali, come i lupi ad esempio, che fanno molti cuccioli, queste perdite sono accettabili. Per un essere umano, che un figlio nasca deforme e muoia, e che la sua vita sia abbreviata di decine di anni, magari da malattie terribili, non è un rischio accettabile.

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A me vedere questo video ha dato un senso di speranza. Sulla capacità di recupero della Madre Terra. Sul fatto che, possiamo, se vogliamo, ancora fare un passo indietro e far tornare la terra un paradiso, dove anche noi possiamo vivere in armonia con gli animali.

Oppure semplicemente, aspetto con ansia il giorno che la Terra sarà finalmente libera dalla nostra specie deleteria alla sua salute. Molto più di un incidente nucleare, a quanto pare.

Isy

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