Pendolaria 2019: le peggiori 10 linee ferroviarie d’Italia

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Passano gli anni, ma non cambiano quasi di una virgola le condizioni in cui viaggiano i pendolari italiani. Convogli super più affollati e sempre più vecchi, orari quasi mai rispettati e continue cancellazioni: è la fotografia scattata anche quest’anno da Pendolaria, il rapporto di Legambiente sulla quantità e qualità dei treni in circolazione in Italia.

Le prime tre linee ferroviarie peggiori d’Italia rimangono la ex Circumvesuviana, la Roma Nord-Viterbo e la Roma-Ostia Lido, tutte accomunate da un unico neo: continuano a peggiorare. Ma i tratti ferroviari che fanno acqua da tutte le parti sono lungo tutta la Penisola: la Milano-Chiasso, la Torino-Chivasso-Ivrea-Aosta, la Genova-Ovada-Acqui Terme, la Verona-Rovigo, la Terni-Sansepolcro, la Battipaglia-Potenza-Metaponto, la Agrigento-Palermo.

Su tutti, a fronte dell’unico dato positivo per cui si riduce l’età dei treni in circolazione, c’è un dato assolutamente negativo: si riduce anche il numero dei convogli rispetto al numero dei pendolari, che continua a salire. Risultato: treni zeppi come uova.

Il rapporto

Legambiente evidenzia nel rapporto come su alcune linee e in alcune città la situazione vada a peggiorare. La costante la dismissione dei convogli più vecchi che si registra in molte regioni non è ancora sufficiente: il miglioramento è avvenuto soprattutto al Nord e al Centro, dove si è ridotta l’età media e il numero di treni con più di 15 anni di età. Ma in Puglia, in Campania, in Sicilia e in Sardegna i miglioramenti si vedranno solo nei prossimi anni grazie ad alcuni investimenti programmati.

Certo è che stesso in Campania, per esempio, l’età media rimane alta (19,7) soprattutto a causa dell’anzianità del parco rotabile di EAV (ex Circumvesuviana, Sepsa e MetroCampania NordEst); così come nel Lazio, dove sono sempre più evidenti le differenze tra la condizione dei mezzi ATAC e quelli delle linee FL frequentate dai convogli Trenitalia.

La seconda questione riguarda il numero di treni in circolazione. Purtroppo, malgrado negli ultimi dieci anni i pendolari siano aumentati passando da 2,7 a 2,9 milioni sui treni regionali (+7%), il numero di treni in circolazione nelle regioni è aumentato solo dell’1,1%.

Le 10 peggiori linee ferroviarie d’Italia

Linea Lunghezza  in km Problemi principali Note
1) Linee ex Circumvesuviane 142 ·    Tagli al servizio

·    Materiale rotabile vecchio

·    Guasti frequenti

Rispetto al 2012 i passeggeri sono diminuiti del 22%
2) Roma Nord-Viterbo 101,9 ·    Stazioni degradate

·    Materiale rotabile vecchio

·    Infrastruttura

Velocità media di 39 km/h
3) Roma S.Paolo-Lido di Ostia 28,3 ·    Materiale rotabile vecchio

·    Guasti frequenti

·    Soppressione corse

Rispetto al 2015 circolano 9 treni in meno (da 24 a 15)
4) Milano-Chiasso 51 ·    Sovraffollamento dei treni

·    Ritardi e soppressioni

Tra Seregno e Milano circa 80.000 viaggiatori al giorno
5) Terni-Sansepolcro 150 ·    Infrastruttura

·    Lentezza dei treni

I lavori per l’ammodernamento della linea sono in ritardo di 2 anni e mezzo
6) Agrigento-Palermo 137 ·    Sovraffollamento dei treni

·    Offerta treni insufficiente

Treno non competitivo rispetto alle autolinee
7) Battipaglia-Potenza-Metaponto 199 ·    Infrastruttura

·    Lentezza dei treni

1 h e 50 min per 120 chilometri tra Potenza e Salerno, 1 h e 30 min per 107 km tra Potenza e Metaponto
8) Genova-Ovada-Aqui Terme 63 ·    Infrastruttura

·    Offerta treni insufficiente

46 km di binario unico sui 63 totali
9) Torino-Ivrea-Aosta 66 ·    Sovraffollamento dei treni

·    Infrastruttura

Tra Quincinetto e Chivasso ci sono 49 passaggi a livello, uno a chilometro
10) Verona-Rovigo 96,6 ·    Materiale rotabile vecchio

·    Offerta treni insufficiente

Taglio di 7 corse giornaliere nell’orario estivo

Legambiente 2019

Dobbiamo mettere più treni e rinnovare il parco circolante se vogliamo convincere le persone a scegliere la mobilità sostenibiledichiara Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente. Nella legge di Bilancio in corso di approvazione non sono previste risorse aggiuntive per potenziare il servizio o per acquistare treni per i pendolari. Eppure se si vuole puntare davvero a un green new deal come annunciato dal Governo Conte occorre rilanciare una cura del ferro nel nostro Paese”.

Di fatto, dal 2009, le risorse da parte dello Stato per il trasporto pubblico su ferro e su gomma sono diminuite del 21,5% e in molte regioni l’unica azione intrapresa come conseguenza di questi tagli è stato l’aumento delle tariffe (in ben 16 regioni) o il taglio nei collegamenti (in 13 regioni), con punte del 48% di incremento in Campania (a fronte di un taglio ai servizi del 15%), Liguria e Piemonte (con un taglio però più contenuto, rispettivamente del 4,8% e dello 0,4%). E ci sono anche situazioni peggiori come in Molise, dove il capoluogo Campobasso non ha più collegamenti ferroviari con il mare perché è stata posta fuori esercizio la linea per Termoli.

Eppure, un rilancio dell’offerta di trasporto pubblico su ferro potrebbe avere ricadute sul fronte dell’inquinamento, rendendo meno congestione le nostre città, sulla qualità della vita e sulle nostre tasche.

Oggi questo purtroppo non avviene – conclude Zanchini.  Al nuovo ministro dei Trasporti Paola De Micheli chiediamo di dedicare ai pendolari almeno la stessa attenzione che ha messo in questi mesi per il rilancio dei cantieri delle grandi opere. Servono risorse – e purtroppo in Legge di Bilancio non ci sono ne per aumentare i treni pendolari ne per compararne di nuovi – ma anche scelte radicali e a costo zero a difesa di centinaia di migliaia di persone che ogni giorno prendono il treno in situazioni di degrado inaccettabili”.

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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