Il trasporto via mare inquina quanto 20 paesi europei, ma l’UE vieta di tassare il carburante delle navi

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Il trasporto marittimo è una fonte crescente di emissioni di gas a effetto serra che causano inquinamento atmosferico, danni all’ambiente e problemi di salute per tutti gli esseri viventi.

Secondo l’European Federation for Transport and Environment (T&E), Federazione europea per i trasporti e l’ambiente, ogni anno in Europa il settore navale immette in atmosfera circa 140 milioni di tonnellate di CO2, pari al 3,1% del totale, oltre a 1,7 milioni di tonnellate di anidride solforosa, 2,8 milioni di tonnellate di biossido di azoto e 195mila tonnellate di particolato.

Una situazione grave e allarmante per la quale ci si aspetterebbe un intervento da parte delle autorità europee, dato l’impegno sottoscritto dall’UE, che con l’accordo di Parigi ha promesso una riduzione delle emissioni di CO2 a partire dal 2020.

L’Unione Europea invece incentiva il trasporto marittimo, attraverso la detassazione dei carburanti per le navi prevista dalla Energy Taxation Directive che garantisce al settore un sussidio di ben 24 miliardi di euro all’anno.

Secondo l’agenzia Transport&Environment si tratta di un controsenso, che contraddice non solo le intenzioni concordate nell’accordo di Parigi, ma anche le indicazioni dell’Organizzazione marittima internazionale.
L’organizzazione ha infatti stabilito nell’aprile del 2018 una strategia per diminuire le emissioni di gas serra del trasporto marittimo di almeno il 50% entro il 2050, attraverso un percorso di riduzione graduale.

Esonerare il settore marittimo dal pagamento delle tasse per il carburante, chiaramente non favorisce il raggiungimento di tali obiettivi.

Il modo migliore per incentivare la riduzione di emissioni inquinanti sarebbe quello di eliminare la detassazione dei carburanti, ma per abrogare l’articolo 14 della Energy Taxation Directive servirebbe l’unanimità di tutti i 28 Stati membri.
Nonostante la detassazione dei carburanti sia in netto contrasto con gli obiettivi ambientali dell’Unione, molti paesi, tra cui l’Italia, non appoggerebbero l’iniziativa; inoltre se il divieto fosse revocato, spetterebbe comunque ai singoli Stati membri tassare o meno il carburante per uso marittimo, l’abrogazione dell’articolo 14 potrebbe tradursi in un nulla di fatto.

L’unica soluzione sembrerebbe quella di includere i trasporti marittimi nell’European emissions trading system (ETS), il Sistema per lo scambio delle quote di emissione dell’UE: secondo una valutazione della Commissione europea, se il settore venisse incluso nell’ETS, le emissioni di CO2 del trasporto marittimo potrebbero essere ridotte di 80 milioni di tonnellate entro il 2030.

Includendo nell’ETS i trasporti via mare si potrebbero ottenere oltre 7 miliardi di euro all’anno, che potrebbero essere utilizzati per convertire le flotte a sistemi di alimentazione più sostenibili e secondo, lo studio di T&E, i prezzi dei beni finali delle merci trasportate aumenterebbero di un solo centesimo ad articolo.

Faig Abbasov, responsabile presso T&E ha spiegato che:

“Non esistono motivi etici o ambientali per trattare l’industria marittima in modo più indulgente del trasporto su strada.
Riteniamo che il modo giusto di rimuovere gli attuali sussidi sia attraverso lo scambio di quote di emissioni e notiamo che Ursula Von der Leyen, presidente della Commissione entrante, vuole impegnarsi a farlo”

Al momento, le emissioni del trasporto via mare sono superiori a quelle dei 20 stati membri minori dell’UE e, senza un intervento efficace, potrebbero aumentare a un ritmo di 33milioni di tonnellate all’anno.
Ci auguriamo dunque che la politica europea intervenga al più presto per applicare anche al settore marittimo le stesse misure previste per tutti i trasporti.

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Tatiana Maselli

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Laureata in Scienze e Tecnologie Erboristiche, redattrice web dal 2013, ha pubblicato per Edizioni Età dell’Acquario "Saponi e cosmetici fai da te", "La Salvia tuttofare" e "La cipolla tuttofare".
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