veicolo_ammoniaca

Anche l’ammoniaca può essere usata per l’alimentazione dei veicoli: è stato presentato ieri a Pontedera (Pisa) il primo prototipo di veicolo ad ammoniaca, un autocarro da 35 quintali adibito al servizio di raccolta differenziata porta a porta dei rifiuti, sviluppato nell’ambito del progetto SAVIA (Sistema di Alimentazione di Veicoli a Idrogeno e Ammoniaca) e dotato di un sistema “range extender” che consente di usare l’ammoniaca come generatore di corrente elettrica con cui far muovere il mezzo: un innovativo motore endotermico, infatti, utilizza l’ammoniaca liquida arricchita, in fase di iniezione indiretta, da circa il 5% di idrogeno generando, così, energia elettrica in grado di alimentare le batterie del veicolo. L’idrogeno necessario alla combustione viene ricavato dalla decomposizione termica della stessa ammoniaca, grazie ad un apposito catalizzatore.

Le modalità di stoccaggio dell’idrogeno, a causa dell’elevatissimo volume specifico, sono sempre state considerate uno dei maggiori problemi per l’utilizzo a bordo di veicoli. Lo stoccaggio sotto forma di ammoniaca, invece, risolve almeno in parte il problema aumentando notevolmente la densità energetica per unità di volume e permette di stoccare l’ammoniaca liquida a temperatura ambiente e a circa 8 atmosfere in analogia a quanto avviene per il gpl.

Tuttavia l’ammoniaca risulta tossica in concentrazioni elevate. Per questo c’è stata molta attenzione alla sicurezza ed alla attività di rilevamento di eventuali fughe o concentrazioni eccessive di ammoniaca allo scarico. La scelta di realizzare veicoli per trasporto merci e persone con propulsione di tipo ibrido (veicolo elettrico alimentato da batterie, a loro volta caricate da un generatore in questo caso ad ammoniaca) permetterebbe di avere dei sistemi ZEV (“Zero Emission Vehicle”) dal momento che la combustione dell’ammoniaca restituisce come prodotti soltanto vapor d’acqua e ossidi di azoto facilmente abbattibili con tradizionali sistemi catalitici.

Il progetto SAVIA, che si pone come continuazione ideale del progetto H2- Filiera Idrogeno” a cui è strettamente collegato, è nato nel 2009 ed è guidato da Pont-Tech, società consortile a maggioranza pubblica di Pontedera, nata con l’obiettivo di promuovere la diversificazione industriale attraverso l’innovazione ed il sostegno di processi di ricerca industriale e trasferimento tecnologico.

Sono tre i progetti che affrontano a 360° le problematiche e le potenzialità dell’uso dell’idrogeno da cui deriva il veicolo ad ammoniaca – ha dichiarato il Direttore di Pont-Tech Giuseppe Pozzana – Oltre al progetto SAVIA, sono stati infatti realizzati il progetto H2 – Filiera idrogeno e il progetto NanocatGeo. Tutto è nato da un’iniziativa promossa dal Comune di Pontedera e dalla Provincia di Pisa, condivisa e finanziata dalla Regione Toscana. Il protocollo d’intesa risale al 21 febbraio 2007 e vede coinvolte Regione Toscana, Provincia di Pisa, Comune di Pontedera, Università di Pisa, Scuola Superiore Sant’Anna e Pont-Tech. Dal protocollo d’intesa sono scaturiti i tre progetti in materia di mobilità a idrogeno”.

Per questo primo prototipo – ha spiegato Nicolò Doveri, General Manager E.D.I. Progetti e Sviluppo - abbiamo scelto di fare un veicolo di servizio. Rispetto ad altri ibridi, non ha costi di realizzazione superiori con il vantaggio che un pieno ad "ammoniaca" costa la metà rispetto alla benzina: con 18 litri (tanto è capiente il serbatoio) si possono fare 100 km oltre ai 40 in cui il veicolo può andare a sola elettricità. Le prestazioni le abbiamo volutamente limitate visto il tipo di mezzo: va a 70 km/h se ad ammoniaca e a 40 km/h se ad elettricità. A livello di emissioni poi non produce polveri sottili, nessun idrocarburo o composti dello zolfo, né CO, né CO2”.

Andrea Marchetti

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