ryanair_co2_tassa

Una tassa di 25 centesimi di euro in più per ogni tratta prenotata. La richiederà la compagnia low cost Ryanair ai propri passeggeri a partire da domani 17 Gennaio 2012, per rientrare dei 15-20 milioni di euro che dovrà corrispondere nell’ambito del Sistema di Scambio delle Emissioni europeo (ETS), già applicato ai settori più inquinanti come acciaierie, miniere e cartiere, ed entrato in vigore all’inizio del mese anche per le compagnie aeree.

L'Unione Europea, infatti, ha posto l'obbligo per tutte le compagnie che volano negli stati membri di acquistare l'equivalente del 15% delle loro emissioni di CO2 dal 1° gennaio 2012, considerandole responsabili delle emissioni di CO2 prodotte dal traffico aereo. L’aumento introdotto dalla compagnia irlandese è, quindi, solo il primo ad essere stato reso noto, ma anche altre compagnie mondiali, dalla Lufthansa, agli Emirates, fino alla Delta, correranno presto ai ripari, con rincari certi che ricadranno sempre sui passeggeri. Secondo alcune stime, i rincari potrebbero arrivare anche a 12 Euro euro di media sui biglietti dei voli che coprono distanze maggiori.

Il surplus chiesto dalla Ryanair sarebbe, quindi, una misura concreta e non dell’ennesima trovata compagnia, nota per gli innumerevoli espedienti finalizzati a “racimolare” soldini qua e là, come la vendita di gratta e vinci o di sigarette elettroniche. O la ricompensa di 5 penny offerta agli impiegati della Servisair, compagnia di gestione dell’aeroporto di Liverpool, per la segnalazione di ogni bagaglio con peso o dimensioni eccedenti i limiti stabiliti.

Intanto, ribadendo l‘opposizione al regime di tassazione, Stephen McNamara della Ryanair che si proclama coma la compangia aerea più green d'Europa si mostra polemico sul provvedimento: “Ryanair non crede che il trasporto aereo europeo dovrebbero essere incluso nel sistema ETS poiché rappresenta meno del due per cento delle emissioni totali di CO2 dell’UE” . Si tratta di una tassa, aggiunge McNamara, “che riduce la competitività del trasporto aereo comunitario con l’ennesima tassa ambientale, che non fa nulla per l’ambiente, ma penalizza i consumatori dell’UE e le famiglie”.

Ma il il cap-and-trade dell’Ue non piace nemmeno a Stati Uniti, Cina e Canada, secondo i quali la normativa violano non solo il Protocollo di Kyoto, ma anche la Convenzione di Chicago sull’aviazione internazionale e l’accordo “Open Skies”, una convenzione stabilita tra i paesi comunitari e sottoscritto dagli stessi Stati Uniti. Già negli scorsi mesi la Cina aveva annunciato che avrebbe affilato le armi: Air China, China Southern Airlines, China Eastern Airlines e Hainan Airlines, le quattro principali compagnie aeree cinesi, hanno annunciato che si rifiuteranno di pagare le spese per le emissioni di carbonio. “La Cina non collaborerà con l'Unione europea sul sistema ETS, non vogliamo essere costretti a imporre sovrattasse ai clienti”, ha dichiarato Cai Haibo, vicesegretario generale della Air China Transport Association. Una scelta che potrebbe portare a un divieto ad accedere agli aeroporti europei e certamente, ai sensi della normativa UE, a multe fino a 100 euro per ogni tonnellata di anidride carbonica.

Nonostante la crescente minaccia di una imminente guerra commerciale, per l’Ue questo provvedimento rappresenta uno strumento fondamentale per ridurre i gas serra. Ma, ovviamente, sorge spontaneo chiedersi, allora, perché, ancora una volta, debbano essere i consumatori a pagare e non le compagnie stesse.

climaspende

Anche perché i passeggeri attenti all’ambiente hanno già la possibilità di compensare le proprie emissioni: la rete internazionale Myclimate permette, anche attraverso l’installazione di macchinette automatiche negli aeroporti internazionali, di calcolare le emissioni e versare un contributo volontario per coprirle. Il pagamento viene impiegato direttamente nello sviluppo e nel sostentamento di progetti di carbon offset in tutto il mondo, dalla sostituzione dei combustibili fossili con energie rinnovabili, alle misure di efficienza energetica, fino alla riduzione delle emissioni di gas metano. Ma si tratta di una misura che rimanda alla coscienza del singolo consumatore, un di più che non sostituisce la nuova eco-tassa.

Roberta Ragni

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