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Le compagnie aeree dovranno farsi carico, anche se parzialmente, delle emissioni di Co2 prodotte durante i voli. In particolare, esse dovranno "comprare" l'equivalente del 15% delle emissioni. A stabilirlo è stata l'Ue. Ma se da una parte tale decisione è stata giudicata "conforme alla legislazione internazionale" dalla Corte Europea di giustizia, dalla Cina arriva l'eco di un malconento, che passa anche per gli Stati Uniti.

Ma facciamo un passo indietro. Tempo fa, alcune compagnie aeree americane presentarono un ricorso riguardo a tale questione, considerata discriminatoria, e la Corte di giustizia dell'Ue in questi giorni si è dunque pronunciata stabilendo che "l'applicazione del sistema di scambio delle quota di emissioni all'aviazione non viola né i principi di diritto internazionale consuetudinario né l'accordo 'cieli aperti'".

Questo perché dal 2008, l'Unione europea ha posto l'obbligo, valido per tutte le compagnie aeree che volano nei paesi della Ue, comprese quelle straniere, di acquistare l'equivalente del 15% delle loro emissioni di CO2 dal 1° gennaio 2012.

Ma l'Ue non si è mossa dalle sue posizioni, nonostante l'invito rivolto due settimane fa a Connie Hedegaard, dal segretario di Stato americano Hillary Clinton, che ci ha chiesto "rinviare l'applicazione" del provvedimento.

Sul fronte orientale, anche la Cina scalcia e protesta. Già dal mese di settembre, il governo di Pechino ha mostrato la propria posizione riguardo alla nuova legge dell'Ue minacciando ritorsioni contro le compagnie europee e in particolare contro l'Airbus.

Ma il plauso arriva dagli ambientalisti, che hanno accolto con favore la direttiva europea sull’aviazione, che dal 1° gennaio 2012 includerà le emissioni del settore aereo nel Sistema di Scambio delle Emissioni europeo (ETS) e che considera le compagnie aeree responsabili delle emissioni prodotte dai voli commerciali da o per gli aeroporti europei.

La coalizione internazionale di 6 gruppi ambientalisti composta dal WWF insieme a tre organizzazioni statunitensi (Center for Biological Diversity, Earthjustice, e Environmental Defense Fund) e gruppi europei (Aviation Environment Federation, Transport & Environment, e WWF-UK), che hanno preso parte al processo, hanno così commentato:“La decisione presa dalla più alta corte dell’UE conferma che l’innovativa legge europea per ridurre le emissioni dei voli internazionali è perfettamente compatibile con il diritto internazionale, non infrange la sovranità di altre nazioni e si distingue dagli oneri e tasse già soggetti alle limitazioni da parte di altri trattati”.

E Mariagrazia Midulla, responsabile Policy Clima e Energia del WWF Italia, ha aggiunto: “Quella di oggi è una grande vittoria per l’ambiente e per il diritto internazionale, che dà torto agli ‘avari’ che si rifiutavano di dare un sia pur minimo contributo alla lotta contro il cambiamento climatico compensando almeno una piccola parte dell’inquinamento da loro stessi prodotto. La lobby dell’industria aerea ora dovrà investire le proprie energie nel Sistema di Scambio delle Emissioni ETS, creando un approccio globale all’interno dell’Organizzazione dell'aviazione civile internazionale. I governi europei dovranno ora garantire che le entrate generate da questo sistema supportino l’azione contro il cambiamento climatico nei Paesi in via di sviluppo.

Ma in questa guerra alle emissioni che vede schierate sui due fronti l'Europa, Cina e Usa, dov'è finita la cooperazione auspicata dal Ministro Clini in occasione del vertice di Durban?

Francesca Mancuso

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