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È stato inaugurato ieri in Piazza Cadorna a Milano il primo distributore di biocarburanti. Ai partecipanti accorsi è stata regalato il pieno. O meglio "Il pieno a stomaco vuoto" perché la speciale tanica "Fame"distribuita dagli attivisti di AcionAid non conteneva benzina, ma informazioni per far riflettere sull'annosa questione dei biocarburanti, considerati da molti la soluzione al problema dell'inquinamento e delle emissioni delle auto, ma che rappresentano, per l'associazione, una delle principali cause dell'incremento del numero degli affamati nel mondo.

"Combatti insieme a noi i biocarburanti, il loro uso produce solo fame". Questo, infatti, lo slogan con la quale l'organizzazione internazionale impegnata nella lotta alla povertà ha voluto attirare l'attenzione dell'opinione pubblica e mostrare prepotentemente l'altra faccia dei biocarburanti spiegata nel dettaglio all'interno del rapporto "Chi paga il prezzo dei carburanti verdi" pubblicato dalla ONG.

I cosiddetti biocarburanti, come ad esempio il biodiesel o il bioetanolo sono combustibili ricavati dalla lavorazione di prodotti agricoli come soia, mais, olio di palma o canna da zucchero prodotti principalmente nel Sud del Mondo per alimentare le nostre automobili. Lasciando però affamati e a stomaco vuoto milioni di persone in quanto queste coltivazioni, il più delle volte frutto di selvagge deforestazioni vanno a competere con quelle destinate al consumo alimentare.

Dal dossier si legge, ad esempio, che per produrre 50 litri di biocarburante sono necessari 134,5 chili di mais, "l'equivalente necessario per sfamare un bambino per un intero anno". Tanto più che stando anche ai dati di FAO e OCSE, lo sviluppo del mercato dei biocarburanti rappresenta una delle principali cause della crisi dei prezzi dei prodotti alimentari che ha colpito i mercati internazionali tra il 2007 e il 2008.

"Bastano due dati per aiutare a comprendere meglio la relazione tra biocarburanti e l'aumento della fame nel mondo: 2/3 dell'aumento globale della produzione di mais tra il 2003 e il 2007 si sono trasformati in bioetanolo - spiega l'associazione - quest'anno il 10% di tutta la produzione mondiale di mais sarà destinata alla produzione di biocarburanti".
Un problema destinato ad aumentare in vista della Direttiva Europea sulle Energie Rinnovabili che sancisce la famosa riduzione del 20% delle emissioni entro il 2020 attraverso fonti rinnovabili. Di queste il 10% è prevista nel settore dei trasporti dove per raggiungere tale obiettivo verrà fatto un ricorso massiccio ai biocarburanti.

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Ed è per questo che ActionAid, pur apprezzando le intenzioni di ridurre le emissioni della UE, chiede all'Europa di varare una moratoria per "congelare la produzione di biocarburanti agli attuali livelli" e all'Italia, in particolare, l'adozione della normativa perché "si arrivi agli obiettivi fissati attraverso un mix di energie che non preveda un'ulteriore ricorso ai biocarburanti"

Anche perché se così non dovesse essere le previsioni sarebbero catastrofiche come spiegato nel video prodotto dall'associazione:

"Produrre biocarburanti significa trasformare il cibo in benzina e non risolve il problema dell'inquinamento ambientale" tuona ActionAid che invita tutti ad aderire alla propria campagna firmando l'appello sul sito: www.lafame.it.

Simona Falasca

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