Biodiesel Eni, lo spot segnalato all’Antitrust per pubblicità ingannevole

spot biodiesel

Il biodiesel di Eni fa davvero risparmiare emissioni e consumi rispettivamente del 40 e 4%? Non ci sono prove. È quanto sostengono Legambiente, Movimento difesa del cittadino e la delegazione italiana di Transport & Environment che hanno segnalato lo spot di Eni all’Antitrust per pubblicità ingannevole.

Secondo le associazioni, nella campagna pubblicitaria che si rivolge al consumatore medio, viene sottolineata da una parte la convenienza economica nell’uso di “Eni Diesel +” e dall’altra l’impatto positivo per l’ambientale in termini di riduzione dell’inquinamento, pari al – 40%.

A loro avviso, però la pubblicità apparsa su stampa, TV e affissioni stradali “non è supportata da prove o pubblicazioni tecniche e scientifiche sufficienti”.

Secondo quanto riportato nella segnalazione all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato,

“nella comunicazione pubblica, il termine bio e rinnovabile ha normalmente una percezione positiva, di qualità ambientale, tanto che il prezzo consigliato da ENI (si dichiara sul sito ufficiale) è superiore al gasolio normale, del 10% in più. Quanti consumatori lo userebbero se conoscessero la verità?”

A loro avviso, -40% di emissione gassose “non risulta dimostrato e dimostrabile” per tale entità, nanche per alcuni tipi di inquinanti sanitariamente rilevanti come le polveri sottili e gli ossidi d’azoto e neanche per la maggioranza dei veicoli in circolazione.

Senza contare che neanche l’aggiunta di olio di palma pari al 15% circa nell’ENI diesel+ migliori le emissioni rispetto a quello solo fossile, se si considera l’intero ciclo di vita del prodotto.

Prima di segnalare la campagna pubblicitaria all’Antitrust, Legambiente ha voluto consultare Eni chiedendo spiegazioni e documentazione tecnica relative alle prove effettuate per dimostrare l’abbattimento dell’inquinamento promesso dallo spot.

“Dalle risposte pervenute emerge che le prove citate hanno riguardato ben pochi modelli di veicoli (sicuramente 3) e solo per un modello di vecchio autobus, solamente per una componente inquinante – polinucleari aromatici adsorbiti – si è riscontrata una riduzione di emissioni paragonabile al 40% dichiarato. Tra l’altro senza definire le condizioni di prova (ad esempio la percentuale e composizione del biocarburante)” dice Legambiente.

Che farà l’Antitrust?

L’Autorità Garante della Concorrenza adesso dovrà accertare ed eventualmente bloccare la pubblicità se la riterrà ingannevole. Francesco Luongo, presidente Movimento Difesa del Cittadino spera che lo faccia visto che durante l’inverno tanti italiani hanno dovuto lasciare a casa le auto più inquinanti ma dall’altra parte “si sono sentiti raccontare alla televisione che sarebbe bastato cambiare carburante per inquinare molto meno (“fino al 40%”)”.

“Il green diesel di Eni di verde ha solo il nome, che utilizza impropriamente” gli fa eco Veronica Aneris, responsabile per l’Italia di T&E, la Federazione Europea per il Trasporto e l’Ambiente-. Al contrario, provenendo principalmente da olio di palma e derivati (PFAD), l’ENI Diesel + comporta un aumento, non una diminuzione delle emissioni climalteranti, è causa di deforestazione e di perdita gravissima di biodiversità. Tanto meno contribuisce alla diminuzione delle emissioni inquinanti nei centri urbani. Queste pratiche di greenwashing sono inaccettabili e devono volgere al termine: i consumatori devono essere correttamente informati e messi nella condizione di poter fare la loro parte attraverso scelte responsabili. Soprattutto se gli viene chiesto di spendere il 10% in più nel nome dell’ambiente.”

Dal canto suo, Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, spera che i biocarburanti veri come gli olii vegetali usati, l’etanolo da scarti lignocellulosici e il biometano da rifiuti, sostituiscano i carburanti fossili nelle poche categorie di mezzi a motore in cui l’elettrico non sarà competitivo come nei trasporti a lunga distanza.

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