bici matteo partenza

In bici dallo Zambia a Londra per una buona causa. Dopo 2 mesi e mezzo e 8300 km passati in sella alla sua resistente due ruote di bambù, assemblata a mano da un team specializzato Zambiano di Zambikes, Matteo Sametti, fondatore assieme alla moglie Serena Borsani di Sport2Build Onlus, ha raggiunto vittorioso Londra, giusto in tempo per partecipare all'inaugurazione delle Paraolimpiadi, come previsto.

Matteo era partito il 15 giugno 2012 da Lusaka (Zambia), dove la sua associazione, fondata nel 2006, raccoglie fondi per realizzare una scuola innovativa che assocerà lezioni in classe a sport, arte, danza e attività manuali per assicurare lo sviluppo olistico dei bambini. Per questo ha deciso di attraversare in solitaria prima l'Africa poi l'Europa: Zambia, Malawi, Tanzania, Kenya, Etiopia, Sudan e Egitto. Poi un aereo per Milano, il passaggio per la sua città natale, Legnano. Dopodiché Francia e, infine, Inghilterra. Un arrivo simbolico, quello a Londra per le Paraolimpiadi, scelto per evidenziare il ruolo fondamentale dello sport per lo sviluppo sociale e per la promozione di integrazione e inclusione sociale.

"Come riconosciuto dalla United Nations Inter-Agency Taskforce on Sport for Development and Peace e dallo stesso Segretario Generale dell'ONU, Ban Ki Moon durante la sua visita in Zambia, lo sport ha un ruolo essenziale nello sviluppo di bambini e giovani ed è uno strumento fondamentale di sviluppo sociale", si legge sul sito dell'associazione. Per questo la scuola porterà beneficio, soprattutto ma non esclusivamente, a quei bambini "lasciati indietro" dal sistema scolastico formale: bambini con bisogni particolari, con difficoltà di apprendimento, emarginati socialmente o economicamente, dando loro l'opportunità di svilupparsi, imparare e crescere in un ambiente sicuro, sano e protetto.

bici matteo

L'impresa sportiva animata da nobili intenti è stata, però, spesso stenuante e difficoltosa. "In Etiopia, ad esempio: un mondo a parte, pieno di montagne, sei quasi sempre a due-tremila metri di quota. Sembra di essere al Giro, la gente intorno ti incoraggia", racconta il cooperante in un'intervista. "La bici mi piace: è una mia passione. Pedalo da sempre e da piccolo facevo thriatlon. L'ho scelta perché vai piano, ti godi la natura. Scopri tante cose. Certo, ho fatto tanta fatica soprattutto nel deserto: i primi giorni avevo il vento a favore, gli ultimi tre ce l'avevo contro. Al confine tra Sudan ed Egitto, c'erano 57 gradi: terribile come avere un phon in faccia", spiega Matteo, che ha documentato passo dopo passo ogni sua tappa su una pagina facebook e su un blog. Ma, nonostante tutto, Matteo ce l'ha fatta ed è riuscito a dimostrare che con poco si può fare sempre molto, basta volerlo.

Roberta Ragni

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