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L'Italia non è un paese per biciclette. Ma quale fra le città italiane è la più amica dei ciclisti? A questa domanda ha risposto il dossier di Legambiente, Fiab e CittàinBici, dedicato alle politiche urbane di mobilità ciclabile e sostenibile presentato sabato scorso a Bologna da Antonio dalla Venezia, presidente di FIAB, Alberto Fiorillo, responsabile aree urbane di Legambiente, e Gianni Stefanati, presidente di CittàinBici.

Secondo “Bici in Città – Le città italiane su due ruote”, la regina delle due ruote è Bolzano, in cui si registrano il 29% degli spostamenti in bici e in totale il 67% della mobilità avviene in maniera sostenibile, seguita da Mestre, con il 20% di spostamenti in bici e il 56% sostenibili. Si piazzano bene anche Piacenza, Pesaro e Ferrara, con rispettivamente il 33%, il 28% e il 27% di spostamenti su due ruote e 39%, 46% e 40% per la mobilità sostenibilità in generale .

Fanalino di coda, invece, sono tutte le grandi città, da Roma a Palermo, passando per Genova, dove gli spostamenti in bicicletta sono pari allo 0%. Ma, mentre le ultime due riescono a compensare la mobilità sostenibile grazie all’uso di altra mobilità sostenibile, come i mezzi pubblici o gli spostamenti a piedi (51% e 64% il tasso si sostenibilità generale), nella capitale il 66% dei cittadini si muove solo in auto o in moto. Stessa situazione anche a Milano (4% di ciclabilità e 52% di sostenibilità), Napoli (1% di ciclabilità e 43% di sostenibilità) e Torino (2% di ciclabilità e 45% di sostenibilità).

Ma come si fa a capire davvero se una città è ciclabile? Per le associazioni è semplice, basta chiederlo a chi pedala: “se sono tanti a scegliere la bici per gli spostamenti quotidiani, vuol dire che quel centro urbano è a misura di due ruote. Al contrario, se la bici non la usa quasi nessuno, vuol dire che – chilometri di ciclabili a parte, bike sharing, ciclo posteggi e altro - l’amministrazione locale privilegia esclusivamente i mezzi a motore”, spiegano in una nota congiunta.

Così, nello studio, realizzato incrociando i dati disponibili sulla mobilità ciclabile delle città italiane, è stato utilizzato il nuovo indicatore del “modal split”, che secondo le associazioni è in grado di descrivere in modo più efficace la ciclabilità urbana. Questo, infatti, misura il numero degli spostamenti effettuati in città con i diversi mezzi di trasporto, raggruppando poi, quelli fatti a piedi, in bici e con il mezzo pubblico come “sostenibili” e quelli in moto e auto come “insostenibili”. “Se è vero –sostengono le associazioni- che a Parma ci sono molti più chilometri di piste (87,1) rispetto a Bolzano (72,4), nel capoluogo altoatesino i percorsi ciclabili sono meglio integrati, incontrano meno barriere e più segnaletica, tanto da convincere molti più cittadini a montare in sella per spostarsi (29 contro19 della prima)”.

Il modal split, insomma, anche se non è facile, descrive meglio la reale ciclabilità di una città perché considera fondamentale l’equilibrio e il grado d’integrazione tra le varie modalità di spostamento che si possono avere in un centro urbano. Ed è anche molto utile per le amministrazioni per individuare azioni mirate: in ambito comunale può, ad esempio indicare dove e come promuovere bici, pedonalità e TPL, mentre in ambito di bacino può servire a promuovere il TPL verso il capoluogo.

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Come fare allora per promuovere la mobilità sostenibile?Per anni -si legge nel rapporto- si è sempre pensato che l’estensione di piste ciclabili per abitante potesse essere un indicatore importante di confronto tra centri urbani e rappresentativo dello sviluppo interno alla città, ma se poi approfondiamo l’analisi della qualità di piste e percorsi ciclabili, continuità, confort, conflittualità e promiscuità con i pedoni, per non parlare della manutenzione e della regolarità della segnaletica orizzontale e verticale soprattutto nelle intersezioni, allora scopriamo che parlare solo di km è molto riduttivo”.

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Bisognerebbe, invece, “scomporre il tema della promozione della mobilità ciclistica in tutte le azioni che la possono promuovere”, aumentando al tempo stesso i servizi al ciclista, dalla realizzazione di un buon bike sharing alla presenza di stazioni con cicloparcheggi diffusi, nei quali sia possibile legare facilmente il telaio della bicicletta. È importante poi una segnaletica di direzione dedicata alla mobilità ciclistica, con azioni per il contrasto del furto e marchiatura con codice indelebile della bicicletta. Non ultimi, sono fondamentali anche la presenza delle ciclo officine, i piani di recupero/riuso di bici abbandonate, un buon sistema di pianificazione e gestione con un Bici Plan, un Ufficio Biciclette e contatori dei transiti delle bici sui principali assi di mobilità ciclistica. Solo così le città saranno più a misura di ciclista.

Roberta Ragni

Per scaricare il dossier completo clicca qui

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