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Muore per una serie di circostanze fortuite, finendo con la sua bici sotto un tram a soli 12 anni. Siamo a Milano dove sabato sera, in Via Solari, un ragazzino che era appena uscito dalla parrocchia e stava tornando a casa, per superare la portiera aperta di una vettura in divieto di sosta, è stato investito dal tram.

Nell'auto, una Toyota Yaris, una ragazza di 29 anni, che sarà indagata per omicidio colposo. Ma al di là della drammatica vicenda, balena subito alla mente una domanda: si può morire così, semplicemente tornando a casa in bicicletta? Le nostre strade non sono sicure, questo è certo.

E la cosa ancor più grave è la mancanza di una adeguata rete di piste ciclabili, che esistono ma sono carenti. E lo diventano ancora di più se messe a confronto con la media delle altre città europee. Di recente abbiamo parlato dei luoghi più “bici-friendly” del mondo. E chiaramente tra le prime 20 città premiate dal Copenhagenize Index 2011, per le città più a misura di ciclista l'Italia non compare. La vincitrice del premio 2011 è stata infatti Amsterdam, seguita da Copenaghen, Barcellona, Tokyo, Berlino, Monaco, Parigi, Montreal, Dublino, Budapest, Portland, Guadalajara, Amburgo, Stoccolma, Helsinki, Londra, San Francisco, Rio de Janeiro, Vienna e New York.

Città grandi, molto più grandi rispetto alle nostre, eppure efficienti sotto il profilo della sicurezza dei ciclisti e la diffusione del mezzo bici.

E a Milano, anche alla luce della triste vicenda che ha coinvolto il dodicenne, insorgono i ciclisti, che denunciano la mancanza di piste ciclabili. Secondo molti infatti si applicani tasse e restrizioni sull'uso dell'auto ma non si realizza nulla di concreto per tutelare i ciclisti e i pedoni.

Secondo il presidente di Ciclobby Eugenio Galli era “una morte che si poteva evitare”. E sottoliena inoltre come proprio Via Solari, teatro della tragedia di sabato sia una via molto pericolosa “tutti i giorni, nelle ore diurne non meno che in quelle serali, con la pioggia e col sole”.

Anche oggi - continua- nonostante la nuova e chiara segnaletica verticale e orizzontale, le auto sono posteggiate senza soluzione di continuità, in sosta vietata, lungo la carreggiata di scorrimento delle auto”. Si rivolge poi agli assessori Eugenio Maran, che si occupa di Mobilità, Ambiente, Arredo urbano e Verde e a Marco Granelli, assessore alla Sicurezza e Coesione sociale per fermare la sosta selvaggia suggerendo di “separare i percorsi del tram, le cui possibilità di manovra sono essenzialmente limitate alla frenatura, facendo in modo che le corsie siano effettivamente protette e fatte rispettare”.

E le lamentele sono giunte agli assessori anche attraverso i social network. Sul suo profilo Facebook, l'assessore Maran scrive: “Siamo tutti scioccati e colpiti dalla morte di un ragazzo di 12 anni in Via Solari. Posso solo immaginare il dolore dei suoi genitori, dei suoi cari. Quello che intendiamo fare è lavorare per rendere le nostre strade ogni giorno più sicure. Stavamo già progettando di proteggere la preferenziale di Via Solari, ne avevo anche scritto qualche giorno fa, ora lo faremo con anche maggior determinazione”.

E sulla pagina numerose sono le questioni poste dagli utenti: “Ma è possibile che andare in bici a Milano sia così pericoloso? Che chi apre la portiera è convinto di essere da solo in strada? Che a Milano non abbiamo le piste ciclabili?

E non è tutto. Stando a quanto scrive un utente, ieri mattina, sulla stessa via, le auto in divieto di sosta erano ancora tutte lì, e senza multe.

Francesca Mancuso

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