Cyclehoop

Una ricetta semplice semplice per parcheggiare la propria bicicletta senza il timore di non trovarla più al proprio ritorno? Beh, in teoria non è difficile a dirsi: basta munirsi di un buon lucchetto. In pratica, il discorso è, se possibile, un poco meno... limpido.

Intanto: dove lasciare la amata “due ruote”? Meglio in un posto che non sia isolato, non troppo buio, magari dove ci sono già altre bici. E dove ci siano dei negozi: già questi rimedi, in teoria, possono garantire un minimo di sicurezza. E come legarla? E dove? A una ringhiera, o a un lampione: ma siamo sicuri che non darà fastidio a nessuno? Non vedenti, ipovedenti, sono già categorie di persone alle quali bisogna pensare.

Sul “come” legarla: c'è chi risolve il problema alla base con due catenelle (una per ciascuna ruota, e che viene fatta passare attraverso il tubo obliquo del telaio e il forcellino posteriore), chi utilizza un “catenaccio” da moto, chi addirittura si porta via il sellino. Alcuni fanatici, levano pure le ruote e se le portano via (provate a farlo in occasione di un pomeriggio di shopping in centro!, e poi non lamentatevi se non riuscite a “beccare” un saldo: non sarà facile entrare in un qualsiasi negozio...).

Un'idea, che ci sembra valida (e non solo a noi, dato che proprio in questi giorni è stata adottata dall'amministrazione locale di Camden, il celebre quartiere nord londinese alla moda amato da giovani e studenti) si chiama Cyclehoop, ed è stata inventata dal designer Anthony Lau.

Si tratta di un anello, realizzato in acciaio, con all'interno della circonferenza un cilindro dello stesso materiale, che serve per essere fatto passare attraverso un paletto stradale, o un lampione: un escamotage per rendere questi elementi urbani finalmente efficaci per il parcheggio di breve durata delle bici.

cyclehoop2

Grazie al Cyclehoop, assicura il progettista, ciascuna bicicletta (ogni “anello” ne può contenere una sola, per i motivi che andiamo a illustrare) si può legare con facilità in maniera doppia. Facendo, cioè, passare la catenella da una ruota all'altra e attraverso il telaio della bici.

In alternativa, con due normali cavetti è possibile compiere la stessa operazione: un chiaro vantaggio, perché si evita di portarsi appresso metri e metri di catena, e un deciso risparmio di tempo per l'operazione di fissaggio della bici al sostegno.

Camden-Cyclehoop-retrofit-bicycle-rack-Photo-David-Levantis

Questo sistema, disponibile in due versioni per pali o lampioni della luce di diametro più ampio (quest'ultima la versione adottata nella cittadina inglese), presenta, dunque, diversi aspetti positivi: la bicicletta rimane “in piedi”, senza più il pericolo di scivolare a terra e diventare, quindi, preda dei “soliti ignoti” che si divertono a colpire a calci le ruote; la sua posizione sarà parallela alla strada (con un certo sollievo da parte dei pedoni, che non sono più costretti a compiere degli slalom fra marciapiedi, lampioni e manubri). Il sistema di “doppia legatura” dissuade eventuali ladri (anche esperti) dal tentare un furto.Il Cyclehoop, infine, si presta ad essere un ideale complemento (o alternativa) alle già presenti rastrelliere (che, spulciando nei vari forum di Londra e dintorni, si scopre che spesso diventano “preda” dei motociclisti, che vi lasciano le moto alla faccia dei legittimi utilizzatori: i ciclisti, appunto).

Una valida applicazione di mobilità sostenibile e di Green Etiquette, dunque: si usa la bici, non si dà fastidio, e si è pressoché sicuri di ritrovarla, al ritorno.

Quanto agli svantaggi: in questo momento, non ce ne viene in mente nessuno. Aspettiamo qualche mese, e vediamo cosa penseranno del Cyclehoop gli amministratori e i ciclisti di Camden.

Piergiorgio Pescarolo



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