Un sistema organico di infrastrutture, reti e servizi per una rete nazionale di piste ciclabili lunga almeno 20mila chilometri, che attraversi tutti i capoluoghi e i luoghi di importanza turistica. Non è utopia, ma quanto contenuto nella bozza di legge quadro per la ciclabilità in Italia, che potrebbe vedere la luce entro l'estate.

Ci stanno lavorando i deputati del gruppo interparlamentare per la Mobilità Nuova, guidati dall'emiliano Paolo Gandolfi (Pd), che prevedono di inserirvi anche un piano nazionale della ciclabilità che obblighi le Regioni e gli enti locali a costruire velostazioni per il deposito e la riparazione delle bici in tutte le stazioni ferroviarie e dei bus extraurbani e un sistema di identificazione nazionale gratuito e facoltativo che, in caso di furto, permetta di risalire al proprietario di una bici rubata.

Anche di questo si è parlato nel corso del seminario dal titolo "La ciclabilità in Europa: come rendere un paese bike friendly", organizzato a Montecitorio dalla FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta) in collaborazione con il gruppo interparlamentare. Il nostro Paese, allora, è amico della bicicletta? La risposta per ora è ancora no, ma qualcosa sta cambiando, quanto meno nella consapevolezza di doversi adeguare ad un modello europeo che ci vede ai margini, a fronte di una nuova e spiccata sensibilità dei cittadini verso un diverso modello di mobilità.

Una consapevolezza che sta producendo i primi frutti a in sede parlamentare e ministeriale, anche per merito di alcuni Onorevoli ciclisti che hanno voluto portare all'attenzione delle massime sedi istituzionali il tema della mobilità urbana. Non è un caso che negli ultimi anni il trend positivo della mobilità a pedali sia sotto gli occhi di tutti, anche dei più scettici: il numero delle bici vendute e che si spostano giornalmente nelle città aumenta costantemente, anche se purtroppo nelle strade e le regole sono ancora quelle di 50 anni fa.

Anche la politica, dietro la spinta di associazioni, come Fiab e Salvaciclisti, che conducono da anni la battaglia per il cambiamento dei modelli di mobilità, sembra finalmente accorgersi - come ha osservato la vicepresidente della Camera Marina Sereni - che "è arrivato il momento di dare risposte a quei 7 milioni di cittadini che ogni giorno si spostano in bicicletta". Anzi, secondo il sottosegretario ai trasporti Erasmo De Angelis, "è in atto una ciclo-rivoluzione che dimostra come i cittadini siano molto più avanti della politica, la quale dovrebbe assecondare questo grande cambiamento culturale".

Come? Iniziando dalla sicurezza stradale e dall'adeguamento della normativa, elementi decisivi per andare incontro a una nuova utenza che si sta imponendo sulle strade di mezza Europa. Come in Belgio, dove il Codice della strada è il codice della via: la via è di tutti, non solo dei mezzi motorizzati. Il Codice belga introduce la responsabilità del più forte contro il più debole e prevede dal 2004 il Senso Unico Limitato, ovvero il senso unico solo per le auto e non per le bici, che quindi possono percorrere le strade in entrambi i sensi. I SUL hanno ridotto sensibilmente, soprattutto sulle strade della rete locale, il rischio di incidenti stradali.

Tra le infrastrutture da ripensare per rendere una città bike friendly ci sono anche le piste ciclabili, concepite non più come percorsi separati ma anche promiscui, soprattutto nei centri storici. Le piste devono rispondere a determinati requisiti che ne garantiscano la qualità: la velocità media di percorribilità, la sicurezza, la comodità d'uso e l'attrattività. Ci sono le rotatorie, le corsie preferenziali degli autobus, i semafori e perfino gli incroci che devono prevedere la realizzazione di uno spazio avanzato dedicato alle bici, per dare maggiore visibilità a chi pedala, minimizzando il rischio d'incidente. Anche la possibilità, solo per le bici, di svoltare a destra quando il semaforo è rosso, è un segnale di attenzione ai nuovi utenti della strada.

Un privilegio che in Italia, al contrario di quanto accade nei Paesi europei più bike friendly, è concesso solo alle auto. Ma il 2014 sembra essere l'anno della svolta. Le bici riusciranno a cambiare strada?

Roberta Ragni

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