Dal whisky scozzese un nuovo biocarburante per le auto che salva l’ambiente e le colture

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Ottenere dagli scarti di lavorazione del whisky un biocarburante di nuova generazione per le auto. È questa la nuova sfida lanciata da due aziende scozzesi tra loro molti diverse: la distilleria di whisky Tullibardine distillery, che si trova nella regione scozzese del Perthshire, e la Celtic Renewables, azienda che si occupa di energie rinnovabili, legata alla Napier University di Edimburgo.

Le due compagnie hanno stipulato un accordoper sfruttare gli scarti della distillazione del malto e del mosto e trasformarli in un nuovo rivoluzionario biocarburante destinato alle auto.

A dare la notizia è il sito della Bbc, che ha intervistato il professor Martin Tangney, fondatore della Celtic Renewables: “la partnership con Tullibardine – ha commentato – è un passo importante nello sviluppo di un business che unisce due industrie scozzese: whisky ed energie rinnovabili. Questo progetto dimostra che l’uso innovativo delle tecnologie esistenti permette di sfruttare risorse che si trovano sull’uscio di casa con benefici per l’ambiente e l’economia“.

Il progetto ha visto la luce ben cinque anni fa, quando la Celtic Renewables ha avviato la ricerca per mettere in piedi un nuovo business che si basasse sull’idea di recuperare gli scarti delle distillerie di whisky per convertirli in biocarburante destinato ad alimentare macchine e furgoni.

distilleria tull

Mark Simmers, amministratore delegato della Celtic Renewables, ha spiegato ai cronisti della BBC che l’idea di incoraggiare la ricerca e sottoporla agli studiosi della Edinburgh Napier University era data dalla consapevolezza di avere “una grande quantità di materia prima che non fosse cibo” (per produrre questo biocarburante non è necessario l’impiego di mais o di altri cereali) destinata a diventare “un carburante naturale ed economico per alimentare i mezzi di trasporto della Scozia, dove la benzina è particolarmente cara“.

L’iniziativa – ha precisato Simmers – cerca di dare anche una svolta alla prassi ormai consolidata dell’industria dei biocarburanti, dove viene utilizzata la gran parte dei cereali coltivati nei Paesi poveri, i quali trovano più conveniente destinare i prodotti delle loro colture alla produzione di bio-etanolo piuttosto che venderli come cibi“.

E c’è di più, perché secondo Simmers, il biobutanolo è decisamente superiore agli altri biocarburanti come il bioetanolo, perché – a differenza di questi – non richiede alcuna modifica al veicolo.

Infine, grazie al recupero e al riciclo degli scarti, la distilleria non dovrà più sostenere le attuali spese per lo smaltimento dei “rifiuti” di malto e mosto e risparmierà così 250.000 sterline ogni anno.

Un progetto non da poco, visto che tutto parte dagli scarti di malto e mosto!

Verdiana Amorosi

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