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Nuovo scandalo “dieselgate”: l’Ue multa Volkswagen e BMW per aver ostacolato la riduzione delle emissioni

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Un nuovo scandalo si è abbattuto su 5 note case automobilistiche. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato della Commissione europea ha inflitto loro una multa pari a 875 milioni di euro per aver limitato la concorrenza e ostacolato la diffusione delle tecnologie pulite delle nuove auto diesel.

Un vero e proprio cartello quello scoperto dalle autorità europee che vede coinvolte Daimler, BMW, Volkswagen, Audi e Porsche, che fanno parte del gruppo Volkswagen. Secondo la Commissione, questi produttori di auto hanno collaborato illegalmente per limitare la concorrenza nel settore della tecnologia di pulizia delle emissioni per le automobili diesel.

È la prima volta che la Commissione constata che la cooperazione su elementi tecnici, in contrapposizione alla fissazione dei prezzi o alla ripartizione del mercato, equivale a un comportamento da cartello. Tutte le società hanno riconosciuto la loro partecipazione al cartello e hanno accettato di risolvere il caso. Daimler ha reso nota l’esistenza dell’intesa alla Commissione e ha pertanto ottenuto la piena immunità dalle ammende, si legge nel comunicato stampa diffuso dalla Commissione Ue.

Ogni anno in Europa vengono vendute milioni di nuove auto diesel. Un mercato che vale miliardi di euro. Secondo l’Europa, mon solo gli utenti di queste automobili, ma tutti i cittadini devono poter confidare nel fatto che i produttori competano tra loro per ridurre le emissioni nocive dei loro veicoli. Cosa che invece le 5 aziende coinvolte non hanno fatto:

Per oltre cinque anni, le case automobilistiche hanno deliberatamente evitato di competere sulla pulizia rispetto a quanto richiesto dalle norme Ue sulle emissioni. E lo hanno fatto nonostante la tecnologia pertinente fosse disponibile. La legge fissa standard minimi di pulizia, che tutti i produttori devono rispettare. Ma lascia ancora ampio spazio ai produttori per competere nel fare meglio del minimo richiesto.

Invece è accaduto il contrario. Le automobili emettono gas di scarico nell’ambiente. Alcuni di essi sono dannosi sia per l’ambiente che per la salute umana. Lo è anche l’ossido di azoto (NOx). Se si aggiunge urea liquida, chiamata “AdBlue” al flusso di scarico, l’ossido di azoto si trasforma in acqua e azoto innocui. Ma questo accade solo se si aggiunge abbastanza “liquido blu”. Questo è ciò che fanno i sistemi di riduzione catalitici selettivi (SCR) nelle auto diesel: puliscono le emissioni e le rendono meno inquinanti.

Già nel 2007, la legge europea aveva introdotto norme minime per le emissioni di ossido di azoto, le cosiddette norme “Euro 5” ed “Euro 6”. Daimler, BMW, Volkswagen, Porsche e Audi hanno tenuto riunioni tecniche regolari per sviluppare insieme sistemi SCR per autovetture diesel in grado di soddisfare i requisiti normativi dell’UE. Tale cooperazione ha consentito loro di sviluppare una tecnologia capace di ridurre le emissioni di ossido di azoto delle auto diesel nuove e di portarla rapidamente sul mercato, a vantaggio dei consumatori e dell’ambiente.

Il cartello

Ma qualcosa è andato storto. Secondo le autorità europee, le case automobilistiche hanno sì sviluppato insieme un’ottima tecnologia, ma hanno deciso di non competere per sfruttarla appieno:

Raggiungendo un’intesa comune per evitare la concorrenza sull’efficacia del sistema SCR, hanno violato le nostre regole di concorrenza, ha detto la vicepresidente esecutiva Margrethe Vestager.  Le case automobilistiche si sono messe d’accordo sulle dimensioni dei serbatoi AdBlue collocati nelle auto diesel. Hanno inoltre scambiato informazioni sensibili sulle dimensioni, le gamme e il consumo medio di adBlue dei futuri modelli di auto AdBlue.

Secondo la vicepresidente, inoltre, esse sapevano che iniettare più AdBlue poteva portare a una pulizia più efficace dell’ossido di azoto per molti modelli di auto in determinate condizioni di guida. Sapevano di avere la possibilità tecnica di rendere ancora meno inquinanti le auto diesel rispetto ai limiti minimi previsti dalla legge e competere su questo importante parametro, importante per i consumatori e l’ambiente.

Invece, hanno deciso di colludersi indicando l’un l’altro che nessuno di loro avrebbe puntato a pulire al di sopra dello standard minimo richiesto dalla legge. Nel mondo di oggi, inquinare meno è una caratteristica importante per qualsiasi auto. E questo cartello mirava a limitare la concorrenza su questo parametro chiave della concorrenza –  prosegue la Commissione. – Le imprese non devono limitare la concorrenza a risultati migliori di quelli richiesti dalla legge e devono continuare a competere a vantaggio dei consumatori. Accettare di non farlo è semplicemente illegale.

Fonti di riferimento: Commissione Europea

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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