Tomorrow’s Volvo Car: ecco l’auto che si ricarica con la carrozzeria

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Una carrozzeria che funziona da batteria. Ecco il progetto sul quale opera la Volvo, in collaborazione con l’Imperial College di Londra: un’”auto del futuro” (ribattezzata, in effetti, “Tomorrow’s Volvo Car”), nella quale una parte dell’energia elettrica viene accumulata all’interno di alcune parti del “corpo vettura”. Nello specifico, le porte e il tetto.

Non si tratta, come si potrebbe pensare, di pannelli fotovoltaici, ma di materiali studiati appositamente dall’ateneo inglese: un mix di fibra di carbonio e resine polimeriche utili allo stoccaggio dell’energia elettrica in maniera più rapida rispetto alle “tradizionali” batterie al litio.

Secondo i responsabili del progetto, i materiali utilizzati sono ad elevata resistenza e flessibilità: due qualità che consentono una efficace versatilità d’uso. La Volvo, dal canto suo, ha immaginato che questa tecnologia potrà essere impiegata per alcune “auto del futuro”, che utilizzeranno i pannelli – accumulatori nelle fasi di frenata. Oltre, eventualmente, a quella generata dalle colonnine per la ricarica; anche se, come indicato dagli stessi tecnici della Volvo, più che di accumulatore nel senso reale del termine, è meglio definire la “carrozzeria ricaricabile” come un ausilio in grado di fornire energia per i servizi di bordo.

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Per la ricerca e lo sviluppo di questa tecnologia, l’Istituto ha ricevuto un finanziamento di 3,5 milioni di euro dal Fondo europeo per la ricerca. La Volvo, in questi mesi, sta affrontando una prima fase di studio del progetto (che, per intero, durerà tre anni), per valutare le possibilità di un lancio commerciale di questa tecnologia.

Dal canto nostro, apprezziamo la ricerca condotta nel campo delle tecniche di evoluzione della mobilità elettrica. Allo stesso tempo, ci auguriamo che si penserà a una questione cruciale per la sicurezza. Negli accumulatori, bisogna tenere separati due elementi per mantenere una differenza di potenziale. In caso di incidente, con conseguente deformazione della scocca, il contatto di due elementi potrebbe generare un corto circuito.

Piergiorgio Pescarolo

 

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