Riciclo industriale: le Ford del futuro… si vestiranno con abiti usati

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La corsa al risparmio energetico viaggia anche sulle rifiniture eco friendly. E la Ford “si veste” con gli abiti usati. È l’ultima (in ordine di tempo) trovata del Gruppo di Detroit in tema di eco sostenibilità. Oltre allo sviluppo tecnologico di motori sempre più efficienti nel rapporto consumi – prestazioni, e alla ricerca di fonti alternative per l’alimentazione degli autoveicoli (dalla trazione elettrica a quella ibrida, allo stesso modo dell’idrogeno), ecco come la Ford ha pensato all’ambiente. Con i materiali riciclati per alcune componenti della carrozzeria? Certo, e non solo.

Siccome… anche l’abitacolo vuole la sua parte, i responsabili della Divisione sostenibilità dell’Ovale blu (come dire: il reparto che si occupa dello sviluppo di programmi produttivi che tengano conto delle esigenze ambientali) ha comunicato, in questi giorni, un’applicazione pratica della filosofia di riduzione, riutilizzo e riciclo anche per le rifiniture interne.

In particolare, si fa riferimento alla Ford Focus 2012, attesa al debutto l’anno prossimo. La nuova generazione della “media” Ford, già presentata in questi mesi come world car (una sola versione, con tutti i suoi allestimenti, uguale per tutti i mercati mondiali, e non più una serie di produzioni “nazionalizzate”) sarà caratterizzata dall’impiego di abiti usati, e inutilizzabili, nella preparazione delle tappezzerie e del materiale fonoassorbente.

In termini di risparmio, Carrie Majeske, responsabile della Divisione sostenibilità al quartier generale Ford a Detroit, indica che il rapporto fra materiale riciclato e materiale utilizzato in condizioni di non riciclo è di 2 a 1. Per spiegarlo, Majeske utilizza l’esempio dei blue jeans: “Oltre a ridurre l’ammontare delle materie che saranno conferite nelle discariche, il riciclo ci consente un deciso risparmio. Ad esempio, per le tappezzerie, se si utilizza il cotone dei blue jeans, per ogni vettura l’apporto di materia nelle rifiniture è pari a due paia di pantaloni”.

Addio, quindi, alla coltivazione di materie prime da indirizzare al trattamento per ricavare tappezzerie e pannelli fonoassorbenti. Non si impiega più lacqua, e nemmeno fertilizzanti e terriccio: un seguito ideale all’impiego della soia per la realizzazione della schiuma per l’imbottitura dei sedili, delle resine riciclate per i sottoscocca, delle fibre riciclate per le cuciture dei sedili e della plastica (ovviamente di riciclo) per le rifiniture interne.

Ci si aspetta, ora, che le certificazioni in vigore per l’inquinamento dei motori siano integrate anche da normative simili per i materiali necessari alla realizzazione degli autoveicoli.

Piergiorgio Pescarolo

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