Ford ricicla i gusci di cocco per creare la plastica delle auto

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Fibra di cocco per la plastica delle auto. È l'obiettivo di Ford, che insieme a Scott Miracle-Gro (azienda statunitense specializzata nella vendita di articoli da giardino e sementi) sta sviluppando l'opportunità di impiegare la fibra di cocco per gli elementi interni in plastica delle auto.

L'impiego di questo materiale nell'industria non è una novità in senso stretto: la fibra di cocco viene impiegata nel settore tessile per la produzione di tessuti di arredamento, corde e spaghi; in tempi più recenti, il suo utilizzo nella produzione di geotessili e materiali compositi ne ha ampliato le possibilità di impiego industriale.

Fino all'industria automobilistica, come è negli intenti di Ford e Scott Miracle-Gro. Il progetto prevede che i gusci del cocco, il cosiddetto mesocarpo normalmente considerati rifiuti, vengano inviati negli stabilimenti Ford negli USA, per essere trattati insieme alle materie plastiche. Il vantaggio nell'utilizzo del cocco, oltre ad essere un elemento naturale al 100%, consiste in un minore impiego di derivati del petrolio per la realizzazione delle plastiche, nella migliore biodegradabilità dei componenti e in un maggiore riciclo.

Ecco, dunque, il progetto Ford (già attiva nel campo del risparmio energetico e del riciclo con il progetto di utilizzo di abiti usati per tappezzerie e pannelli fonoassorbenti), che prevede la realizzazione di vasche portaoggetti, pannelli porta, rivestimento sedili e rivestimenti sottoscocca arricchiti con fibra di cocco. Ulteriori applicazioni, come le plastiche per i paraurti e i fascioni esterni delle vetture, sono allo studio. Non è escluso che, in un secondo momento, anche questi ultimi siano... a base di cocco. Prima, però, Ford deve completare i test di resistenza agli urti e al calore delle plastiche arricchite con fibra di cocco.

Il pensiero non può che andare ad un altro progetto simile, stavolta tutto italiano in cui per la realizzazione degli stessi elementi la Piaggio sta ricorrendo alla Pro Plastix, la plastica ecosostenibile ricavata dal riciclo della cosiddetta "plastica povera" che troppo spesso giace nelle discariche perché non riesce a trovare un nuovo utilizzo.

Piergiorgio Pescarolo