2011_nissan_leaf

Mentre proseguono le operazioni di soccorso alle popolazioni del Giappone vittime del terremoto – tsunami dell'11 marzo, le aziende si interrogano su quello che potrà essere il futuro dell'auto nel Paese del Sol Levante. La questione è di stretta attualità, e non solo per i problemi legati alla produzione dei veicoli “tradizionali” e per l'indotto delle aziende che fanno capo a Honda, Mitsubishi, Nissan, Toyota e Subaru. C'è di mezzo anche l'inevitabile rallentamento che potrà subire lo sviluppo legato ai carburanti “puliti” e alle energie alternative, finora considerato uno dei fiori all'occhiello della tecnologia giapponese applicata alla mobilità sostenibile, soprattutto quella elettrica.

Fra i marchi che sono risultati più colpiti dalla catastrofe di undici giorni fa, ci sono Toyota e Nissan: alcuni dei loro stabilimenti, infatti, si trovano nell'area nord orientale del Giappone, dove la devastazione del terremoto – tsunami si è fatta sentire con l'intensità che tutti abbiamo visto e seguiamo giorno dopo giorno.

In questi giorni, appaiono a rischio le consegne della Toyota Prius, l'auto ibrida (alimentata, cioè, a benzina e a trazione elettrica) che sta ottenendo un notevole riscontro di vendite sia in Giappone che negli altri mercati più importanti, uno fra tutti gli USA. Il problema, o meglio sarebbe dire “uno dei problemi”, sta nel fatto che la Prius viene costruita esclusivamente in Giappone; alcuni degli stabilimenti, inoltre, risiedono a poca distanza dalle regioni più colpite dal terremoto dell'11 marzo.

Inoltre, proprio a Sendai c'è lo stabilimento nel quale vengono realizzate le batterie al litio destinate alla Prius. Sempre a Sendai è situato un impianto di produzione Mitsubishi (va ricordato che la Casa dei Tre diamanti ha stanziato 400 milioni di yen per far fronte all'emergenza pubblica); ovviamente, anche questo stabilimento è stato chiuso, insieme a quelli delle altre Case. Nissan ha sospeso la produzione a Oppama, Yokohama (utilizzato, in questi giorni, per ospitare famiglie rimaste senza casa), Shatai e Kyushu, Tokigi e Iwaki (dove si producono motori).

Non c'è solo Toyota a lamentare ritardi di produzione e di consegna. Nei giorni scorsi, ad esempio, Nissan (che ha dato il via a uno stanziamento di 300 milioni di yen) ha inviato una nota a tutti i nuovi clienti della Leaf, la prima auto completamente elettrica del marchio, vincitrice del Premio European Car of the year per il 2011 :A seguito del terremoto e dello tsunami che ha investito il nostro Paese, sarà inevitabile un ritardo di consegna per la sua Nissan Leaf entro la data prevista. Sarà nostra cura aggiornare il suo account sulla pagina web di ordinazione non appena ci sarà possibile”.

Solo per un caso fortuito, il 10 marzo – alla vigilia, dunque, della catastrofe – dalle coste del Giappone era partito un cargo nel quale erano stati caricati 600 esemplari della Nissan Leaf, destinati agli USA: tre volte il numero delle 173 unità inviate negli USA sino alla fine di febbraio. Si può, comunque, facilmente pensare che, seppure un comunicato Nissan osservi come le conseguenze del terremoto siano ancora allo studio e gli stock in Europa siano sufficienti per supportare le vendite nell'immediato futuro, dai prossimi giorni i ritardi di consegna si faranno sentire anche al di fuori del Giappone, come già conferma il messaggio spedito via mail dalla direzione Nissan ai neo-acquirenti della Leaf.

Anche la Honda – che ha subito la scomparsa di un dipendente e 30 feriti nello stabilimento di Tochigi – ha sospeso momentaneamente la produzione e messo a disposizione una somma di 300 milioni di yen.

Piergiorgio Pescarolo

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