batteria tesla

Le auto elettriche sono il futuro prossimo della mobilità sostenibile. Promettono zero emissioni, ma quali sono i costi ambientali della loro produzione? Da dove vengono, ad esempio, i materiali con cui si producono le batterie per i veicoli elettrici? Siamo certi che ottenerli sia sostenibile quanto il prodotto finito che circola sulle nostre strade?

L’estrazione delle materie prime ha costi ambientali elevatissimi

L’attività di estrazione mineraria di alcune sostanze utilizzate per produrre batterie utilizzate dalle auto elettriche è al centro del dibattito, ripreso proprio in questi giorni dal Guardian. Lo scorso anno Elon Musk, parlando di una gigafactory dove produrre le batterie per i veicoli Tesla, aveva risposto ad alcune domande e sottolineato che il problema della mancanza di litio sufficiente ad alimentare una simile fabbrica è un falso problema: il litio è come “il sale sull’insalata”, gli ingredienti primari sono nichel e grafite.

Ma lo stesso nichel – estratto prevalentemente in Australia, Canada, Indonesia, Russia e Filippine – ha un costo di estrazione elevato in termini sia di salute che ambientali. Non a caso le Filippine quest’anno hanno chiuso o bloccato temporaneamente 17 miniere di nichel proprio per via di questioni ambientali. Ma il mercato esige nichel, la domanda continua a crescere per via del suo prezzo contenuto e anche grazie a nuovi settori come quello della produzione delle batterie. 

Più veicoli elettrici, più estrazione mineraria

Nella zona Ovest dell’Australia, la miniera di Ravensthorpe è l’ultimo di una serie di siti minerari destinati alla chiusura, prevista per settembre. Ma lo stesso giorno dell’annuncio, nella stessa regione, il gigante BHP Billiton ha svelato un progetto nuovo: 43 mln di dollari di investimento in un impianto di lavorazione che garantirà 100 mila tonnellate di solfato di nichel all’anno all’emergente mercato delle batterie.

Sono ben noti gli effetti sulla salute di chi lavora in miniera. Un altro esempio è quello di Cerro Matoso, in Colombia, dove una spinoff della stessa BHP, la South32, gestisce una miniera. Qui nella popolazione sono stati riscontrati casi di deformità, problemi respiratori e patologie legate al livello elevatissimo di inquinamento generato dall’estrazione di nichel e ad attività come quella di fusione. Naturalmente, la BHP si difende: al Guardian ha dichiarato che comunque è risaputo che tutti i progetti hanno bisogno di autorizzazioni ambientali.

Da Greenpeace David Santillo ricorda la posizione degli ambientalisti: “L’estrazione mineraria combinata con la lavorazione, il trasporto su strade o rotaie, può generare il riversamento di grandi quantità di polvere nell’aria, polvere che contiene concentrazioni altrettanto elevate di metalli tossici, non solo il nichel ma anche cobalto, rame o cromio”.

In tutto il mondo le miniere causa danni immensi a esseri umani e ambiente:

Possibili soluzioni per ridurre il problema

Secondo Santillo, innanzitutto occorre utilizzare e riutilizzare il nichel che è già stato estratto invece di puntare gli occhi su quello che ancora si trova nel sottosuolo a costi ambientali insostenibili. Renault – che produce Zoe, il veicolo elettrico più venduto in Europa nel 2016 – sostiene di riciclare circa il 70% del peso della batteria, anche se non si conosce la quantità di nichel effettivamente riciclata. Tesla invece sostiene che a fine vita è riutilizzabile tutto il nichel impiegato nella produzione. Anche la russa Norilsk Nickel prende posizione e risponde alle pressioni, dichiarando di aver ridotto nelle operazioni di estrazioni l’utilizzo di energia da fossili di circa il 49% nel 2016. Peccato che abbia sede in una delle cittadine più inquinate del mondo, Norilsk, a causa delle 350 mila tonnellate di diossido di zolfo emesse proprio dalla fabbrica di nichel ogni anno, smantellata lo scorso anno.

Anna Tita Gallo

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