auto-blu

Le auto blu oltre ad incidere pesantemente, visto il loro numero spropositato, sul bilancio di Stato e Amministrazioni locali, rappresentano una fonte di emissioni che grava anche sull'inquinamento cittadino e sull'ambiente. Così se a Teramo, come si è visto nei giorni scorsi, si è scelto per la giunta comunale di accantonarle e sostituirle con le biciclette, arriva anche a livello nazionale una proposta di legge per tentare di "dare il buon esempio": mettere le ”vetture di servizio e rappresentanza” in condivisione.

A sottoporre al Consiglio dei Ministri le auto blu in car-sharing, il ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta che ha preparato un documento nel quale indica quelle che potrebbero essere le linee guida da tenere in considerazione per l'auto blu “in condivisione”.

Intanto, è necessaria una piccola premessa. I soggetti indicati non sono quelli titolari di specifici incarichi. Meglio scordarsi fin da subito, perciò, l'idea di vedere un ministro utilizzare l'auto blu... su appuntamento, e poi riportarla nel garage come farebbe qualsiasi cittadino che ha aderito ai programmi di car-sharing comunali.

Le auto blu, infatti, resterebbero a disposizione degli uffici. Non cambia molto, in verità. E le cifre snocciolate dal documento del ministro lo rivelano: un risparmio del 30 per cento per i costi attuali e del 50 per cento per quelli futuri.

Meno spese, più facile la gestione

Immaginiamo la situazione. Un gruppo di rappresentanti (facciamo tre) utilizza la medesima “auto blu” per gli spostamenti istituzionali degli uffici.

Secondo il ministro Brunetta, oltre al frazionamento della quantità materiale di vetture (una per tre uffici), che incideranno meno sullo spazio “fisico” occupato dalle berline e avranno un apporto positivo sull'inquinamento, si otterrà un conseguente risparmio di carburante, minori spese per la manutenzione; una più efficace tracciabilità - meno auto in giro, più facile la loro individuazione – e un più semplice controllo della percorrenza chilometrica (ogni mese oppure a intervalli di tre mesi) e dei consumi.

Quando ci si arriverà?

Il documento, a questo punto, è atteso al vaglio del Consiglio per l'iter di approvazione. Una volta entrato in vigore, sarà una piccola vittoria per l'ambiente e per le casse dello Stato

Come dire: senza pretendere di arrivare in tempi ultra brevi al “20, 20, 20”, il patto siglato a Bruxelles fra i sindaci della Commissione europea verso la riduzione del 20 per cento delle emissioni di CO2 e, contestualmente, la crescita del 20 per centoenergie rinnovabili delle e dell'efficienza energetica, un passo in avanti è stato fatto.

Non sempre le amministrazioni pubbliche si adeguano alle scelte eco friendly ideate da privati. Spesso, anzi, è necessario un intervento “a monte”. Se, questo, nasce anche da una volontà di attenzione verso la spesa pubblica, voilà... Ancora una volta si conferma un fatto: dall'attuale periodo di “vacche magre”, per pubblico e privato, a riceverne un piccolo beneficio sarà, almeno, l'ambiente.

Piergiorgio Pescarolo



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