ferrari_ibridaIl salone dell'auto di Ginevra offre, come di consuetudine, grandi spunti di riflessione per gli appassionati dell'automotive. Da quest'anno si potrebbe avere un nuovo target a cui puntare per organizzatori e standisti: gli ecologisti. Grande risalto è stato dato, infatti, al lancio della Ferrari 599 ibrida, che utilizzando la tecnologia utilizzata nella F1 riesce a recuperare energia durante il moto, abbattendo consumi ed emissioni di CO2.

 

Il sistema in questione, chiamato KERS, accumula energia durante le frenate, trasferendo l'energia nella batteria SAFT agli ioni di litio, alimentando il motore elettrico da 80 Kw che fa coppia con un V12 6000 da 620 CV. A sentire il presidente del cavallino rampante Montezemolo, gli ulteriori sviluppi di questa tecnologia porteranno la Ferrari ad avere prestazioni addirittura migliori delle attuali autovetture della scuderia di Maranello.

La scelta della Ferrari segue quella del suo maggiore competitor nel settore granturismo, la Porsche, che prima dell'apertura del Salone di Ginevra aveva lanciato la Porsche 918 Spyder, che affianca ad un motore da 493 cv addirittura tre motori elettrici che complessivamente erogano 215 cv, permettendo alla vettura di sviluppare 708 cv consumando appena 3 litri di carburante ogni 100 km. Anche nel segmento dei SUV, la Porsche ha lanciato la trazione ibrida per il top di gamma, la Porsche Cayenne.

Sentendo la voce delle aziende, queste scelte di innovazione ambientale rispondono ad esigenze di risparmio energetico in un periodo di generale contrazione economica in cui si trovano la maggioranza dei mercati mondiali. Abbattendo consumi ed emissioni, si contribuisce ad alleggerire la spesa dei consumatori e a ridurre le emissioni di anidride carbonica nell'ambiente.

Ma quanto incide la coscienza ambientale sulle scelte strategiche di queste aziende? La coincidenza del lancio di queste autovetture con il generale interesse mediatico e dell'opinione pubblica sulla sostenibilità ambientale lascia spazio al dibattito.

Negli ultimi tempi siamo stati sommersi da aziende che combattono con tutti i mezzi per accreditarsi come portabandiere della sostenibilità ambientale e dell'abbattimento della CO2. Cambiando faccia repentinamente, le corporation mondiali corrono il rischio di figurare come profittatori dell'ondata ambientale, saltando sul carro che guida la fila nella testa dell'opinione pubblica. Probabilmente l'accreditamento ambientale in termini di immagine e azionariato val bene la possibilità di risultare come "profittatori" .

La sensazione è che queste scelte d'innovazione non rispondano ad una reale integrazione della mission aziendale verso una sostenibilità ambientale, ma piuttosto ad un operazione di "tinteggiatura verde" della facciata aziendale. La speranza di tutti è che non sia così.

Alessandro Colantoni


dieta
integratori
lievito madre
ricette vegane
ricette vegetariane
riciclo creativo
rimedi naturali
yoga
sai cosa compri
seguici su facebook
corsi greenme
whatsapp gratis
seguici su instagram