Firenze si prepara… all’esercito dei risciò

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Arriveranno i risciò a Firenze. Ovviamente, non si tratterà dei carretti trainati a mano, né di biciclette provviste di un asse posteriore sul quale viene issato un “divanetto” dove sistemare i turisti. Pensiamo, se mai (ma è una nostra ipotesi) a una bici–taxi a pedalata assistita. Un nuovo modo (per la nostra cultura) di intendere la visita alle città, che in questi giorni è al centro di una discussione nel capoluogo toscano. La Giunta comunale di Firenze, infatti, ha approvato una delibera per la circolazione dei “risciò” nel centro.

Arriveranno i risciò a Firenze. Ovviamente, non si tratterà dei carretti trainati a mano, né di biciclette provviste di un asse posteriore sul quale viene issato un “divanetto” dove sistemare i turisti. Pensiamo, se mai (ma è una nostra ipotesi) a una bici–taxi a pedalata assistita. Un nuovo modo (per la nostra cultura) di intendere la visita alle città, che in questi giorni è al centro di una discussione nel capoluogo toscano. La Giunta comunale di Firenze, infatti, ha approvato una delibera per la circolazione dei “risciò” nel centro.

Proprio un anno fa, ci eravamo chiesti se la soluzione del “risciò” potesse costituire una valida alternativa alla mobilità urbana. Nell’indagine, erano emersi più vantaggi che svantaggi: possibilità di nuovi posti di lavoro; una esperienza “nuova” e piacevole per i turisti e, non da sottovalutare, la riduzione del traffico, dello smog e del rumore; oltre alla possibilità di fermarsi dove e come si vuole. Fra i punti “contro”, l’immagine tradizionale che viene abbinata al risciò, ovvero quella di un carretto a due stanghe trainato da un uomo.

La palla, a questo punto, passa ai privati. In questa fase, chi intende mettere in pratica la delibera comunale dovrà presentare un progetto che contenga un piano dei costi, i soggetti indicati per l’avviamento dell’attività, gli itinerari proposti.

Una volta che il progetto sarà stato approvato, inizierà una fase sperimentale che durerà circa tre mesi e riguarderà cinque progetti ritenuti maggiormente idonei. I privati che avranno ottenuto l’autorizzazione, dal canto loro, oltre a potersi muovere solo all’interno della Ztl, dovranno munirsi di specifiche polizze assicurative per gli operatori stessi, i clienti e le proprietà pubbliche e private eventualmente danneggiate.

Piergiorgio Pescarolo

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