Auto ibride: mild, full e plug-in hybrid, quali sono le differenze? Vantaggi e svantaggi

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Le auto ibride non sono tutte uguali, che differenza c'è tra quelle mild, full e plug-in hybrid? Quale preferire?

Le auto ibride non sono tutte uguali, che differenza c’è tra la tecnologia mild, full e plug-in hybrid? Quale preferire?

Si fa presto a dire “auto ibrida”! In realtà qusta è una definizione che racchiude tre tipi di auto diverse da loro. Proviamo a fare chiarezza tra le varie tecnologie e a mettere ordine tra i vantaggi e svantaggi di ciascuna.

Le auto ibride sono sempre più diffuse: nei primi nove mesi del 2021 la loro quota di mercato nelle vendite di auto nuove in Italia, spinta anche dagli incentivi statali  si attesta quasi al 30%, mentre a calare in popolarità sono le motorizzazioni tradizionali, ovvero le benzina e le Diesel, queste ultime soprattutto sfavorite da una serie di restrizioni alla circolazione che si fanno sempre più diffuse e da una minore offerta da parte della maggioranza dei costruttori, che ormai hanno virato decisamente verso questa tipologia di vettura che fonde un motore tradizionale, a benzina, con uno o più motori elettrici.

Chi ha intenzione di cambiare la propria vettura, magari a gasolio, per una nuova auto ibrida sembra che abbia l’imbarazzo della scelta, a giudicare dalla quantità di messaggi pubblicitari che le propongono al grande pubblico.

In realtà, farebbe meglio ad informarsi bene prima di iniziare a fare il giro delle concessionarie. La definizione “auto ibrida”, infatti, non indica una sola tipologia di motorizzazione, ma ne racchiude tre sostanzialmente diverse tra loro, come architettura meccanica e come logica di funzionamento: mild hybrid, full hybrid e plug-in hybrid. Vediamo nel dettaglio in cosa differiscono.

Le auto ibride mild hybrid

Le auto ibride di tipo mild hybrid, o “ibrido leggero”, sono quelle vetture in cui a muovere le ruote è esclusivamente il motore a combustione interna, quello che, cioè, funziona a benzina. Non c’è, dunque, una modalità di marcia elettrica. E allora perché si chiamano ibride?

Perché il motore viene assistito da un dispositivo chiamato “alternatore reversibile” che, a differenza dell’alternatore tradizionale che recupera energia dal moto della vettura per alimentare i servizi di bordo e ricaricare la batteria di avviamento, è in grado di “cedere” l’energia recuperata dalla marcia, dalla frenata e dai rallentamenti, per reimpiegarla assistendo il motore nella fasi di accelerazione e in tutti quei frangenti che richiedono maggiore potenza rispetto alla marcia omogenea, come le partenze da fermo e i sorpassi.

Il vantaggio è che in questo modo si limitano i consumi di benzina, dunque le emissioni inquinanti, che però non sono mai azzerate perché il motore a combustione rimane sempre acceso. 

Questo sistema necessita di batterie di dimensioni ridotte ed è molto più semplice da ingegnerizzare e realizzare rispetto alle ibride delle altre due tipologie, tanto che viene impiegato con maggiore frequenza nelle utilitarie, vetture che per via delle loro dimensioni ridotte non possono montare troppi componenti aggiuntivi rispetto alle motorizzazioni tradizionali e che costerebbero troppo se dotate di sistemi full hybrid o plug-in hybrid. Si chiamano ibride e in molte città godono degli stessi vantaggi delle altre ibride o delle auto elettriche, ma ad essere onesti, sono semplicemente dotate di un’evoluzione che rende il motore termico un po’ più efficiente. Il cambio è molto spesso manuale.

Le auto ibride full hybrid

A metà tra le mild hybrid e le plug-in hybrid si collocano le full hybrid, che sono, poi, le prime vetture ibride che si sono affacciate sul mercato a partire dalla Toyota Prius degli anni ’90. Insomma, possiamo considerarle, di fatto, le ibride per antonomasia. Il loro schema di propulsione prevede un motore termico ed un vero e proprio motore elettrico (a volta anche due) che si alternano o lavorano insieme a seconda della situazione di marcia. Normalmente le auto ibride di questo tipo in partenza e a basse velocità, come nel traffico, si affidano al solo motore elettrico per muoversi. Il motore termico si accende automaticamente quando la carica si esaurisce oppure se è richiesta tanta potenza oppure, ancora, alle velocità extraurbane ed autostradali. 

La velocità e la distanza che è possibile raggiungere nella modalità elettrica dipendono dalla potenza del propulsore elettrico e dalla capacità delle batterie, che devono essere di dimensioni adeguate al lavoro che deve sopportare il motore elettrico, chiamato a spingere una massa superiore ad almeno 1.500 kg in ordine di marcia a seconda del modello. Durante le decelerazioni e le frenate è questo motore che poi va a recuperare una parte di energia cinetica, che altrimenti andrebbe sprecata, per ricaricare le batterie che lo fanno funzionare.

Il 99% di queste vetture è dotato di cambio automatico.

Le auto  ibride plug-in hybrid

auto ibride: toyota

 @gyuszko/123rf.com

Le auto plug-in hybrid o “ibride plug-in” funzionano in tutto e per tutto come le full hybrid, ma nella modalità elettrica (cioè a motore termico spento) possono fare molti più chilometri e, in genere, raggiungere velocità superiori.

Se l’autonomia elettrica delle full hybrid è limitata ad una manciata di chilometri, le plug-in hybrid ne riescono a percorrere qualche decina prima che entri in funzione il motore a benzina per esaurimento della riserva delle batterie. 

Ciò è dovuto al fatto che sono dotate di batterie di capacità ancora maggiore, che per poter raggiungere una carica del 100% devono essere connesse alla stessa rete elettrica (“to plug-in” in inglese significa “connettere”, “collegare”) a cui si ricaricano le auto 100% elettriche, quindi dalla presa domestica a 220V fino alle colonnine di ricarica rapida. 

Il maggiore vantaggio è soprattutto il fatto di guidare una vettura che per buona parte del tempo di impiego è come un’elettrica (quindi ha emissioni locali zero e consumo di carburante fossile nullo), mentre il maggiore svantaggio è il prezzo di acquisto sensibilmente più alto rispetto ad una ibrida delle precedenti categorie, perché il costo dei componenti è molto più elevato.

Un esempio su tutti: la celebre Toyota Prius costa nella versione full hybrid circa 30.000 euro, ma se si opta per la variante plug-in hybrid si devono sborsare più di 40.000 euro. La differenza nel consumo medio tra le due versioni è sostanziale: 4,8 l/100 km la prima, 1,3 l/100 km la seconda. 

Sulle auto ibride ti potrebbe interessare anche:

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Laureato in Comunicazione all'Università di Siena e giornalista dal 1995, ha un'esperienza pluriennale come redattore automotive. Ha lavorato per riviste, TV e testate online specializzate di diffusione nazionale. Su greenMe.it si occupa di mobilità sostenibile e auto ecologiche

Iscriviti alla newsletter settimanale

Riceverai via mail le notizie su sostenibilità, alimentazione e benessere naturale, green living e turismo sostenibile dalla testata online più letta in Italia su questi temi.

Seguici su Instagram
Seguici su Facebook