Car sharing (a Roma): da provare!

b2ap3_thumbnail_Esordio_carsharing.PNG

Mi sono finalmente abbonata al car sharing, e l’ho anche messo alla prova. Il mio giudizio? Fatelo, fatelo subito.

Ok, questo di certo non è un messaggio innovativo, non sarò la prima che su queste pagine vi dirà quali siano i vantaggi del car sharing e quanto sia diventato conveniente (se integrato a un abbonamento ai mezzi pubblici) rispetto al possesso di un auto. Spero di non essere nemmeno l’unica, perché, se una cosa ho imparato in tanti anni di studi e di impegno ambientalista, è che non bisogna (ancora) dare per scontato che certe cose lapalissiane per noi vecchi ecologisti lo siano per tutti.

Tornando a me e al mio grande momento di emancipazione. Sì, perché di questo si è trattato, di fatto. Dipendo ancora dal trasporto pubblico in una città, Roma, che non è di certo famosa per efficienza in questo settore. Non oso nemmeno pensare a quanta vita ho perso aspettando un autobus, diurno o notturno che fosse. Quando ha aperto il car sharing, quello del comune, con l’abbonamento annuale e i parcheggi fissi, ero pronta ad abbonarmi se non fosse stato per il piccolo inconveniente che non c’erano parcheggi nel mio quartiere. Ne fu messo uno qualche anno dopo, in corrispondenza dell’apertura della metropolitana, ma a quel punto mi sono goduta la metropolitana. Poi sono arrivate le compagnie private. Ricordo di essermi messa con un excel a fare dei paragoni tra i diversi servizi, ma comunque non mi iscrissi. Poi lasciai scadere la patente, per dire, la mia indole…

E quindi, torniamo al “mi sono finalmente abbonata al car sharing” (ora è più chiaro quel “finalmente”?). Alla fin fine è stato un procedimento indolore, qualche passaggio, qualche dato, una app da scaricare sul cellulare. Tutto fatto, mi dicevo. Ma considerando la mia indole, pigra e un po’ casinara, mi sono imposta un test per rompere il ghiaccio. Un percorso breve e semplice, da lavoro a casa, una sera con poco traffico. Cerco l’auto più vicina sul cellulare, purtroppo non è vicinissima, farei prima a prendere l’autobus ma no, decido che il test va fatto e si farà. Arrivo davanti alla macchina e la prenoto sull’app (sì, si dovrebbe prenotare prima, lo so), c’è una lucina lampeggiante verde, il timer sul cellulare inizia a contare, sul display dentro la macchina appare la scritta “attendere”… ma non succede niente per svariati minuti. Chiamo il call centre, che ahimé non è uno dedicato specificamente a quel servizio, ma è quello generale della compagnia, passo un po’ di menu e sottomenù (e il timer scorre…), finalmente parlo con una operatrice – gentilissima – che mi dice “le apro le portiere da qui”. Ma non succede niente. Bene, ho beccato un momento di down nel servizio. Che fortuna. Altri minuti di panico, finalmente le porte si aprono. L’operatrice simpatica intanto mi rinfresca la memoria su tutti i passaggi, sul pin da inserire (meno male che ho tutto salvato su Drive), le domande a cui rispondere sullo stato di pulizia dell’auto, la chiave vicino al cambio, eccetera. Io rincuorata la saluto e mi predispongo alla guida. Tra un misto di esaltazione e preoccupazione (guido due volte l’anno nel paese dove vivono i miei, figuratevi), alla prima retromarcia sbatto contro la macchina dietro. Perfetto. Poi riesco a uscire dal parcheggio e a mettermi in marcia. L’auto è morbida come il burro e si guida benissimo, anche troppo. Sbaglio strada un paio di volte, non capisco le corsie, taglio la strada a un bus e quasi non vedo un pedone che si butta in mezzo alla strada fuori dalle strisce pedonali. Ma arrivo vicino casa. Mi chiedo quante infrazioni avrò fatto in così pochi minuti… ma forse non più di quante ne fa un romano medio al volante quotidianamente. Comincio a cercare un parcheggio, lo trovo al secondo colpo e non proprio sotto casa, ma poteva andarmi molto peggio. Spengo l’auto, termino il noleggio sul display e mi avvio gongolante verso casa. Evviva, ho rotto il ghiaccio. Il noleggio è durato 14 minuti, controllo sull’app e vedo che mi è costato 3,5 euro.

Al di là del fatto che mi sono sentita esaltata come dopo la vittoria dei mondiali del 2006 (ogni pensiero di disappunto da parte vostra sarà ampiamente compreso senza rancore), mi è sembrato comunque che il test sia stato proficuo e positivo. La cifra spesa non è alta in senso assoluto, ovviamente è molto di più rispetto a quanto avrei speso prendendo il solito autobus, per non parlare del tempo impiegato. L’esperienza del parcheggio è però un deterrente. Nel mio quartiere è difficile trovarlo, il rischio è che si spenda di più nel cercare un posto che per fare da nord a sud di Roma. Ma non è nella quotidianità che penso mi possa essere utile e sicuramente non mi sarà conveniente, lì sono piuttosto abituata con i mezzi pubblici, bensì in circostanze occasionali, nelle uscite serali o del fine settimana, o sulle situazioni di emergenza. L’abbonamento non costa nulla, quindi perché non farlo?

Lo so, non sono la prima a dirlo. Ma non sarò nemmeno l’ultima. Quindi, iniziate a predicare bene e a razzolare perlomeno benino: abbonatevi al car sharing.

[Diario urbano/1]

Germinal Bio

10 idee da mettere dentro il cestino da picnic e accontentare tutti

Sei su Instagram?

Le nostre foto +belle, le notizie che +ami, il tuo giornale sempre con te!

corsi pagamento

seguici su facebook