L’auto ha un fine “nobile”. Perche’ ce ne siamo dimenticati?

L'AutoNobile

Mi chiamo Daniele Pizzo e, tra le tante belle cose che mi ha riservato la vita, ho avuto due grandi fortune. Una è stata riuscire a fare il giornalista di professione, l’altra di potermi occupare quasi esclusivamente di un fenomeno che mi interessa molto: l’automobile. Però, vorrei precisarlo subito, non sono un fanatico integralista delle quattro ruote. Non amo possedere auto, odio il traffico, il continuo rumore che assorda le grandi città, detesto caselli, autostrade ed autogrill, sono fuggito da una metropoli e da una carriera sicura (o quasi) perché non ne sopportavo più l’aria soffocante. E credo che il sovraffollamento di veicoli che affligge il cosiddetto mondo evoluto sia invece una delle involuzioni più assurde che la storia abbia inflitto a noi che viviamo questo secolo.

Però, e certamente non sono il solo, mi piace essere libero di andare dove voglio. E in questo mondo in cui ci costringono a pianificare ed organizzare ogni aspetto della nostra esistenza, l’auto (come la moto e la bicicletta) è uno strumento meravigliosamente efficace per mandare tutto a carte quarantotto quando ci va. Circa 125 anni fa, in Germania, l’automobile nasceva con questo spirito: offrire a tutti un mezzo per spostarsi in libertà. Sappiamo, purtroppo, che la via di fuga è diventata nel frattempo una trappola che ci fa sprecare ore preziose della nostra vita alla ricerca di un parcheggio, di un distributore, di arrivare alla méta. Odio anche i muri sporchi, però c’è una scritta che ho visto tempo fa su un muro di Torino che fotografa alla perfezione la situazione della mobilità nel nostro Paese. Dice così: “Stai in fila nel traffico per andare al lavoro per guadagnare i soldi che ti servono per comprare la macchina nuova con cui farai ancora la fila nel traffico“. Più chiaro di così…

Non vorrei sembrare esagerato, però anche la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, all’articolo 13, stabilisce che “Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento“. Ce la doveva dare l’auto, invece ce l’ha tolta perché man mano che la motorizzazione è cresciuta senza controllo quel nobile intento è stato completamente dimenticato in nome di un modello economico-industriale – più si produce più si consuma più siamo ricchi – che oggi si rivela fallimentare. Ecco perché ho raccolto l’opportunità che greenMe mi ha offerto e ho deciso di intitolare questo blog “L’AutoNobile”, perché sono convinto che con pochi sforzi da parte di chi le auto le costruisce e di chi amministra (tra cui il potenziamento del trasporto pubblico e l’incentivazione all’uso della bici) si possa ridare all’auto quel fine “nobile” per cui è stata inventata.

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