La carne consuma le stesse emissioni della metà delle auto inglesi

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Se ogni abitante del Regno Unito decidesse si diventare vegetariano o, ancora meglio, vegano, si verificherebbero benefici per l’ambiente pari a quelli che si otterrebbero se alla metà delle auto presenti attualmente sulle strade inglesi venisse immediatamente vietata la circolazione. Sono questi gli incoraggianti risultati ottenuti da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori della Lancaster University, che hanno calcolato l’impatto ambientale, con particolare attenzione alle emissioni di co2, relativamente alla produzione di 61 alimenti.

Carne e formaggi si trovano, loro malgrado, in cima alla lista dei cibi considerati maggiormente inquinanti. In base ai calcoli effettuati dagli esperti, nel Regno Unito le emissioni di tutta l’industria alimentare ammonterebbero ad un totale di 167 milioni di tonnellate di co2, cifra che potrebbe essere ridotta del 22-26% se soltanto gli inglesi decidessero di optare per una alimentazione vegetariana.

Nick Hewitt, professore della suddetta università alla guida dei presenti studi, ha rilasciato in proposito alcune dichiarazioni, riportate sulle pagine del quotidiano britannico The Independent: “Le nostre analisi dimostrano come le scelte alimentari possano determinare un impatto significativo relativamente alle emissioni di gas serra. Le emissioni legate alla produzione di alimenti si ridurrebbero così di almeno un quarto e vi sarebbero inoltre evidenti benefici per la salute della popolazione”.

Secondo Hewitt, inoltre, se tutti i cittadini britannici diventassero vegetariani, si risparmierebbero all’anno ben 40 milioni di tonnellate di co2 derivante da emissioni legate alla produzione di alimenti, carne in primis. Lo studio in questione è stato pubblicato dall’autorevole rivista di settore Energy Policy. Da esso emerge come carne fresca e formaggi siano i due alimenti responsabili della maggior quantità di emissioni, con ben 17 kg di co2 per ogni kg di carne, dato che scende soltanto a 15 kg nel caso del formaggio.

Le emissioni provocate dalla coltivazione e dalla produzione di alimenti quali patate, mele, pane e cereali sono inferiori ai 2 kg di anidride carbonica per chilo di prodotto. I valori salgono nel caso della frutta esotica coltivata all’interno di serre riscaldate. Per quanto riguarda le bevande, la produzione di vino ha un impronta di carbonio di 2 kg per chilo.

Simili dati non possono che essere considerati come un sostegno ulteriore alle scelte effettuate da coloro che hanno deciso di optare per una dieta vegetariana o vegana al fine di ridurre il proprio impatto ambientale. Dalla scelta di non consumare prodotti animali e loro derivati consegue infatti la decisione di non orientare i propri acquisti verso di essi e quindi di non finanziare le casse di coloro che li producono.

Resta però il fatto che non tutti sarebbero pronti a rinunciare dall’oggi al domani a carne, formaggi ed altri derivati animali in nome dell’ambiente. Se smantellare tanta parte dell’industria alimentare potrebbe essere considerato utopico, forse potrebbe non esserlo la possibilità di intraprendere provvedimenti volti alla riduzione delle emissioni nocive da essa causate.

Marta Albè

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