pesce_spada

Si avvicina la cena della Vigilia di Natale e, come ben sapete, la tradizione vuole che sia “di magro”. Se siete onnivori e ancora indecisi su quale pesce servire ai vostri cari (e avevate in mente una cosina rapida che non richieda un grosso lavoro per essere preparata), oggi vi portiamo alcune ragioni per NON scegliere il pesce spada (ferme restando quelle etiche o salutiste di chi ha già scelto di bandirlo abbracciando un'alimentazione vegetariana o vegan).

1) La popolazione del pesce spada è quasi al collasso, si tratta di una vera e propria specie in via d’estinzione.

2) La pesca del pesce spada è spesso ancora eseguita nelle spadare o reti derivanti d’altura, sebbene illegali : la selezione del pescato è quasi inesistente, infatti nelle reti finiscono tartarughe marine e cetacei. Gli altri sistemi non sono più efficaci, il palamito derivante cattura pesci spada di piccole dimensioni e tartarughe mentre le reti derivanti costierespesso hanno misure diverse da quelle autorizzate e pescano dove non dovrebbero.

3) Il pesce spada, essendo un predatore, quindi in cima alla catena alimentare, è un bioaccumulatore, nei suoi tessuti cioè si accumulano le sostanze chimiche disperse nell'ambiente e che finiscono nella catena alimentare, come ad esempio il mercurio che, se presente nelle zone di pesca e ingerito in quantità, può creare nell’uomo malattie di tipo neurologico.

4) Anche quest'anno il Ministero delle Politiche Agricole italiano ha operato un fermo biologico della pesca del pesce spada nei mesi di ottobre e novembre, per lasciare che la fauna si ripristinasse, il quale però aveva valenza, ovviamente, solo sui pescatori italiani, lasciando alle flotte degli altri paesi - che non hanno recepito la raccomandazione della Commissione Internazionale per la Pesca dei tonnidi (Iccat) – la possibilità di pescare e rivendere in Italia lo spada.

5) L’Italia, secondo Federcoopesca – Confcooperative, è il paese con la più alta percentuale di spada pescato nel Mediterraneo, con il 45 % del totale, aggravando così lo stato già precario delle risorse animali: cerchiamo di contribuire ad abbassare questa soglia!

6) Se le risorse nel Mediterraneo sono scarse, non ci si mette poi tanto ad importare – ad un prezzo concorrenziale – la specie dall’estero (in particolare dal golfo di Guinea, dal Golfo del Messico e dall’Oceania) avendo, oltre all’inquinamento per il trasporto, anche minori garanzie sulla qualità del prodotto che, sottoposto a surgelazione, perde per ossidazione i “grassi buoni” omega 3.

Per darvi indicazioni più precise su quali pesci, quindi, sia meglio consumare, vi segnaliamo qui di seguito le guide di due importanti associazioni che si battono per la salvaguardia del mare, dalla fauna ittica al preservazione delle coste e dei fondali.

Ilaria Brambilla

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