Alimenti emissioni

Quanto inquina quello che mangiamo? Che impatto hanno le nostre scelte alimentari? E quante emissioni si potrebbero tagliare cambiando semplicemente dieta e privilegiando i prodotti di origine vegetale? 

È ormai chiaro che se vogliamo davvero lasciare un’impronta green dobbiamo prendere in considerazione anche l’ipotesi di migliorare la nostra alimentazione. Anche a tavola possiamo insomma dare il nostro contributo per arrestare gli effetti dei cambiamenti climatici da imputare soprattutto alle emissioni di gas serra e di anidride carbonica.

Ad alimentare il dibattito sull'impatto delle nostre diete sulle emissioni e calcolare quante emissioni in meno avremmo preferendo prodotti di origine vegetale, arriva lo studio di nu3 nu3, un negozio francese di alimenti biologici che ha messo in correlazione i vari dati raccolti sulla quantità di emissione dei diversi cibi più diffusi nei vari paesi del mondo calcolando l'impronta di carbonio dell'industria alimentare in Francia e nel resto del globo e ricavando un vero e proprio indice di impronta alimentare per ciascuno dei 130 Paesi presi in considerazione sulla base di 11 tipi di cibi, sia animali che vegetali.

I risultati mostrano quali paesi potrebbero ridurre significativamente la propria impronta di carbonio adottando una dieta a base vegetale e quali diete sono maggiormente colpite dalle emissioni di biossido di carbonio.

La ricerca e la rispettiva tabella interattiva ricavata si è avvalsa dei dati dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO) per determinare la quantità di cibo prodotto per il consumo di 11 diversi tipi di alimenti.

L’impronta di carbonio per persona è stata calcolata per ciascun tipo di alimento in base alle emissioni di CO2 e ciò ha consentito un confronto diretto tra la CO2 emessa da ciascun tipo di prodotto e un confronto tra i 7 alimenti animali e i 4 alimenti non animali. Infine, per determinare l'indice di classificazione finale, è stata misurata la differenza tra la CO2 emessa in media nella produzione di 1 kg di prodotto animale e nella produzione di 1 kg di prodotto non animale.

Questa cifra rivela quanta CO2 una persona potrebbe dedurre dall'impronta di carbonio all'anno se passasse da una dieta onnivora a una dieta vegana.

Nello specifico sono stati analizzati prodotti come (accanto in kg le emissioni globali medie di CO2 per tipo di cibo, per persona all'anno nel 2017):

  • maiale - 3,54 kg
  • pollame - 1,07 kg
  • manzo - 30,86 kg
  • capra / agnello - 35,02 kg 
  • pesce - 1,60 kg 
  • uova - 0,92 kg
  • prodotti lattiero-caseari, come il formaggio - 1,42 kg

Lo studio ha anche stimato l'impatto sul clima di quattro prodotti di origine non animale, che erano:

  • grano (e prodotti correlati) - 0,19 kg 
  • frutta a guscio (e prodotti correlati, compreso il burro di arachidi) - 1,77 kg
  • soia - 0,45 kg 
  • riso - 1,28 kg

Nel complesso, l'analisi ha dimostrato che i prodotti di origine non animale erano responsabili di emissioni di anidride carbonica di gran lunga inferiori rispetto ai prodotti animali e che un certo numero di paesi europei sarebbe in grado di ridurre significativamente le proprie emissioni semplicemente apportando cambiamenti dietetici.

Nulla di nuovo, anche se vedere i numeri messi nero su bianco può contribuire a far comprendere il reale impatto dell'industria alimentare e quanto potremmo ridurre la nostra impronta ambientale semplicemente cambiando le nostre abitudini a tavola.

Infine, nel valutare l’impatto della dieta sulle emissioni di gas a effetto serra, lo studio indica che diversi paesi europei rientrano nei primi venti stati del mondo le cui emissioni potrebbero essere ridotte dai cambiamenti alimentari. In particolare, Svezia, Danimarca, Finlandia e Norvegia potrebbero vedere forti riduzioni delle emissioni semplicemente passando a una dieta più a base di verdure.

tabella emissioni

Una dieta vegan? Sicuramente rappresenterebbe il più basso impatto negativo sull’ambiente in tutto il mondo.

Per guardare la tabella clicca qui. Per scaricare il pdf con i dati dello studio clicca qui

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Germana Carillo

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