dieta vegetariana

È di questi giorni la notizia che la dieta vegetariana sarebbe nemica dell’ambiente in quanto produrre alcuni vegetali costerebbe, in termini di spreco delle risorse, più di quanto avviene per la carne. Ma è davvero così?

Sono stati “sparati” titoli sensazionalistici su questo argomento ma quando poi si va a leggere davvero la notizia, o meglio ancora l’esito di questi studi, le cose non sono esattamente così come a prima vista potrebbero sembrare.

Andiamo nel dettaglio. Lo studio, condotto da alcuni ricercatori della Carnegie Mellon University di Pittsburgh e pubblicato su Environment Systems and Decisions, si scaglierebbe contro la dieta vegetariana perché, secondo i risultati ottenuti, alcuni vegetali come lattuga, sedano, melanzane e cetrioli oltre che frutta come ciliegie e mango consumerebbero in realtà molta acqua, più di quanto avviene per produrre ad esempio della carne di maiale.

Ma tutti gli altri ortaggi invece? E tutte le altre tipologie di carne che impatto hanno sull’ambiente? Ci chiediamo poi: i vegetariani mangiano solo quelle tipologie di frutta e verdura e gli onnivori solo carne di maiale?

Iniziamo a ridimensionare un attimo. Come ha dichiarato Paul Fischbeck, uno degli autori principali della ricerca:

Non si possono accomunare insieme tutte le verdure e dire che sono buone, così come non si possono accorpare tutte le carni e dire che è male”.

È stato ad esempio ignorato dai principali media che i ricercatori hanno evidenziato, tra l'altro, come la produzione di cereali e ortaggi come riso, grano, patate, cavoli, broccoli (solo per citarne alcuni) causa emissioni di gas serra inferiori rispetto a quanto avviene per la carne di maiale.

Il proposito originale dello studio era di valutare gli impatti ambientali delle linee guida alimentari del Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti. In generale, l'USDA raccomanda una maggiore assunzione di frutta, verdura, latte e pesce. Per fare questo i ricercatori hanno esaminato 3 potenziali diete:

1) una dieta ad apporto calorico ridotto che mira, con un mix tipologie di cibi, a rappresentare l’americano medio

2) una dieta che non ha un ridotto apporto calorico ma che comprende le proporzioni di tipo alimentare raccomandati dalla USDA

3) una dieta ipocalorica che comprende le proporzioni e le tipologie di cibo raccomandate dal USDA.

I ricercatori hanno analizzato queste potenziali diete rispetto al consumo di energia, acqua e produzione di gas serra in rapporto alle calorie. Si è scoperto così che lo scenario numero 2 era il peggiore in termini di impatto ambientale. Si aumentava in questo modo infatti il consumo di energia del 43%, di acqua del 16% e dei gas a effetto serra del 11%. Lo scenario 3 era meno pesante (ma sempre meno auspicabile del primo) con un aumento del consumo di energia del 38%, risorse idriche del 10% e gas serra del 6%.

Il fatto è che nessuna di queste ipotetiche diete era vegetariana. Dunque in conclusione possiamo dire che, secondo la ricerca, alcuni tipi di frutta e verdura hanno un impatto ambientale superiore a quello della carne ma che altri invece, come ad esempio fagioli e soia, lo hanno più basso.

"La mia linea di fondo è che non ci sono risposte facili a problemi complessi"  ha dichiarato Fischbeck.

Perché allora ancora una volta se ne fa una questione di dieta? A che scopo riaccendere la diatriba tra vegetariani e onnivori, e attirare qualche click in più?

Francesca Biagioli

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