Frode uova biologiche: galline stipate nei capannoni, ma le uova sono marchiate come bio

Truffa uova biologiche

Solo pochi giorni fa l’associazione animalista Essere animali ha divulgato i risultati di un’inchiesta sulle condizioni drammatiche in cui vengono allevate le galline ovaiole in gabbia.

L’associazione ha diffuso un video girato in incognito in un allevamento di Verghereto (FC) fornitore del Gruppo Eurovo, multinazionale italiana che vende uova a marchio Le Naturelle. Le immagini sono state diffuse da numerosi siti Internet e dal TG3 e, la risposta di Euronovo non si è fatta attendere:

Lunedì 07/10/2019, l’associazione “Essere Animali” ha pubblicato su Youtube un video girato in un allevamento in batteria di Verghereto (FC), denunciando la crudeltà nel trattamento dei capi allevati. In tale video compare un camion di proprietà del Gruppo Eurovo, nel quale è ben evidente il marchio “le Naturelle”. Il video è stato poi ripreso da un servizio del TG3 Edizione Emilia Romagna e da diversi siti internet.
L’azienda oggetto del video è un fornitore di Gruppo Eurovo (titolare del marchio “le Naturelle”), ma ha fornito allo stesso Gruppo esclusivamente uova da allevamento all’aperto, differente rispetto a quello visibile nel video, e mai uova da allevamento in batteria. Pertanto Gruppo Eurovo respinge fermamente ogni connessione, coinvolgimento e collegamento ai comportamenti assunti dagli operatori dell’azienda fornitrice in altre parti dell’allevamento e si dichiara completamente estraneo ai fatti documentati nel video.
Negli allevamenti di proprietà e in quelli dei fornitori, Gruppo Eurovo garantisce e pretende il rispetto rigoroso delle normative sulla gestione degli allevamenti e sul benessere animale, con numerosi controlli. Ulteriori e doverose verifiche saranno condotte con la massima priorità presso l’azienda oggetto del video.
Gruppo Eurovo condanna fermamente e si dissocia da qualsiasi azione crudele e inumana compiuta ai danni degli animali negli allevamenti, ha dichiarato la multinazionale in un comunicato.

La replica di Eurovo non è però convincente, poiché all’interno dell’allevamento le galline erano tenute in gabbia e non a terra.

Le terribili immagini riprese dall’inviato di Essere Animali, sono poi state mandate in onda ieri sera durante un servizio del TG1, dove è stata mostrata anche un’anteprima esclusiva, realizzata dallo stesso investigatore in incognito, questa volta in un due siti produttivi che dichiaravano di allevare le galline a terra e all’aperto, e non in gabbia.

Cinque milioni di persone hanno potuto vedere con i loro occhi qual è il trattamento riservato alle galline negli allevamenti di Castrocaro (FC) e San Zaccaria (RA), di proprietà della stessa azienda dell’allevameno di Verghereto e che forniscono uova per il Gruppo Sabbatani.

Anche in questi allevamenti l’associazione ha documentato maltrattamenti, violenze sugli animali, negligenza da parte dei dipendenti e condizioni limite in cui le galline sono costrette a vivere.

Inoltre, queste strutture dichiarano di allevare le galline a terra, ma la realtà è molto diversa: nelle sconvolgenti immagini mandate in onda, le povere galline vengono detenute all’interno di capannoni, stipate in migliaia senza mai vedere la luce del sole o un filo d’erba.

Quando le galline devono essere spostate da un capannone all’altro o inviate al macello vengono letteralmente scaraventate da un posto all’altro, lanciate e prese a calci.

Gli animali vivono inoltre in pessime condizioni igieniche e, nel video, una dipendente afferma di aver visto alcuni topi nutrirsi delle uova destinate al consumo umano.

Le uova prodotte nell’allevamento di Ravenna sono  addirittura marchiate come provenienti da allevamento biologico.

Si tratta di una truffa, una vera e propria frode alimentare, poiché per legge le uova biologiche devono provenire da galline che trascorrono all’aperto almeno un terzo della loro vita.

 

A seguito del servizio mandato in onda dal TG1, FederBio si è schierata a fianco dell’associazione che ha denunciato i finti allevamenti biologici di galline e chiede di fare chiarezza sui comportamenti e sulle pratiche riscontrati nei tre allevamenti, che ha definito inaccettabili:

“Le immagini mandate in onda dal TG1 nell’edizione serale del 10 ottobre, riferite a un allevamento di galline ovaiole sono inaccettabili e lontane dai principi e dalle norme stabilite a livello europeo e nazionale per la certificazione biologica, come correttamente viene affermato anche nel servizio.
Dalle notizie disponibili l’azienda in questione non ha ancora l’allevamento certificato biologico ma solo i terreni, dunque quanto denunciato si potrebbe configurare come una vera e propria frode. È necessario chiarire immediatamente la posizione effettiva dell’allevamento nel sistema di certificazione dei prodotti biologici da parte dell’organismo di certificazione che l’azienda ha scelto e che opera quale incaricato di pubblico servizio per conto del Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali.
Da tempo FederBio si è impegnata, anche con la collaborazione dell’organizzazione no profit Compassion in World Farming (CIWF), per la messa a punto di un disciplinare che interpreti correttamente le normative sull’allevamento biologico, in particolare per quanto riguarda il benessere animale. FederBio ha inoltre chiesto ai Ministeri competenti di attivare un tavolo di lavoro affinché questa non rimanga un’iniziativa privata, ma diventi un elemento distintivo di tutto l’allevamento biologico italiano. Ben vengano quindi le denunce delle associazioni animaliste che richiamano l’attenzione sulla necessità di garantire un rigoroso rispetto delle normative che sono dietro il logo europeo dei prodotti biologici. Riteniamo indispensabile il massimo rigore nei confronti di chi non rispetta e non fa rispettare le regole, tradendo la buona fede pubblica a tutela di chi produce vero biologico e del consumatore”, ha dichiarato Paolo Carnemolla, Coordinatore Unità di crisi FederBio.

Per quanto riguarda i consumatori che vogliono acquistare uova biologiche, il consiglio è quello di rivolgersi a piccoli produttori, magari a km0, che assicurino condizioni di vita dignitose alle galline.
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Tatiana Maselli

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