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Dopo anni di attesa, dall’Ue arriva finalmente il via libera al lancio di un marchio europeo per il vino biologico. Nei giorni scorsi è stata approvata a Bruxelles una nuova normativa sul vino da coltivazioni bio, che potrà avere logo UE ed etichette dedicate con la dicitura “vino biologico”.

Già dalla prossima vendemmia del 2012 infatti, i produttori che coltivano uve senza trattamenti chimici, né manipolazioni in cantina, potranno utilizzare il logo bio dell'Ue, riconosciuto in tutti i Paesi l'Unione europea, che certifica ufficialmente gli ingredienti e i processi prodottivi adottati.

Una svolta importante, perché fino ad oggi i produttori di vino potevano etichettare le loro bottiglie solo con la dicitura “da uva da agricoltura biologica” e non era lecito utilizzare il logo europeo per i prodotti bio.
E c’è di più: il regolamento europeo – che entrerà in vigore nei prossimi mesi - prevede la possibilità di etichettare come bio anche il vino delle annate precedenti, purché si dimostri naturalmente la conformità alle norme comunitarie.

Una svolta che da un lato offre ai consumatori la garanzia del biologico di qualità, dall’altra rilancia il settore vinicolo, che - grazie alla nuova normativa- potrà contare su una maggiore esportazione nei Paesi extra europei e sulla conquista di nuove nicchie di mercato.

Soddisfatto il commissario Ue all'agricoltura, Dacian Ciolos, secondo cui “si da’ ai consumatori la certezza che un vino biologico è stato prodotto applicando norme più rigorose”.

Con la nuova normativa Ue, scompariranno gli standard privati di vinificazione, approvati nel tempo dai singoli Paesi membri e mai armonizzati in un unico documento, per dar vita ad una legislazione unica, certa e ufficialmente riconosciuta.

Ma cosa prevede la normativa oltre all’etichettatura e al nuovo logo?
Secondo quanto stabilito a Bruxelles, ogni litro di vino biologico non potrà contenere più di 100 milligrammi di solfiti, per i vini rossi, e 150 per i vini bianchi e rosé, ovvero 50 milligrammi in meno per ogni categoria, rispetto ai livelli oggi in vigore quelli convenzionali.

C’è un però: i vini prodotti in Paesi del centro e del nord d'Europa che contengono una quantità di zucchero residuo superiore ai 2 grammi per litro, il limite tollerato di di solfiti per il vino biologico passa da 100 a 120 milligrammi il litro per i vini rossi e da 150 a 170 per quelli bianchi e rosé.

Insomma, il risultato finale non è quello aspettato tempo da molti produttori italiani, che da anni lavorano nel rispetto di regole ferree, ma almeno è stato fatto un importante passo in avanti, verso un’armonizzazione degli standard e un’etichettatura ufficiale, in grado di distinguere il vino biologico da quello convenzionale.

Il testo non è quello proposto dal bio italiano, ma è importate essere arrivati al marchio biologico europeo anche sul vino – hanno fatto sapere dall’AIAB. “Nei prossimi mesi sarà cura di AIAB divulgare il regolamento e le esperienze tecniche maturate in tutte le regioni italiane – ha detto a Alessandro Triantafillidys, presidente AIAB - in modo da mettere a disposizione degli operatori una potenzialità che il mercato è probabilmente pronto a premiare”.

Ci sono voluti ben 21 anni di richieste e battaglie per arrivare all’approvazione di un regolamento sulla vinificazione bio e sicuramente il risultato ottenuto non è quello che il settore del biologico italiano aveva inizialmente richiesto.
Segno che il le proposte del settore vinicolo biologico italiano andranno avanti.

Come tutti i compromessi politici (di tecnico ormai la discussione non aveva nulla) – ha commentato Cristina Micheloni, del comitato scientifico AIAB e già coordinatrice di ORWINE - il risultato non farà felice nessuno, ma tutti saremo un po' meno scontenti Oggi è importante poter parlare chiaramente di vino biologico, avendo definito le norme per il vigneto e per la cantina, e da domani si potrà iniziare a lavorare per il miglioramento del regolamento stesso, portando i dati concreti che nel frattempo abbiamo raccolto nelle tante aziende italiane che con AIAB collaborano nella sperimentazione in cantina”.

Verdiana Amorosi

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