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Oggi, 25 ottobre, è la Giornata Mondiale della Pasta, il World Pasta Day. Organizzato dall'IPO (International Pasta Organisation) e dall'AIDEPI (Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane), l'evento quest'anno si svolge a Roma, dove vi saranno e vi sono già stati numerosi eventi, istituzionali e non.

Ieri, intanto, una delegazione di pastai guidata da Paolo Barilla, presidente di AIDEPI, ha incontrato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Oggi in mattinata si è svolto invece il convegno "Pasta, sfida globale. Nuovi mercati e nuovi consumatori per l'alimento che sta conquistando le tavole del mondo".

Dal convegno è emerso che la nostra pasta sta conquistando sempre nuovi mercati in tutto il mondo. Secondo gli ultimi dati diffusi dall'AIDEPI, anche quest'anno l'industria italiana della pastificazione ha conquistato il podio, con 3.247 milioni di tonnellate prodotte, di cui oltre la metà ossia il 53% è destinata ai mercati esteri. Tanto per rendere l'idea, possiamo dire che un piatto di pasta su 4 (26%) mangiato nel mondo è prodotto in Italia.

C'è da andarne fieri. Ancora una volta il Made in Italy fa scuola, in tutto il mondo, con uno di quegli alimenti che più ci rappresenta a livello globale, la pasta, dagli spaghetti alle penne, dai bucatini ai fusilli, fino alle specialità regionali, anelletti siciliani, tortelli bolognesi e orecchiette pugliesi, che diversificano ancora di più la già ricca offerta italiana.

E in occasione di uno degli incontri svoltosi oggi a Roma in occasione del World Pasta Day, Coldiretti ha fornito le cifre della diffusione della pasta italiana nel mondo. Un vero e proprio boom è stato registrato in Cina, dove negli ultimi dieci anni le esportazioni di pasta italiana sono aumentate di 5 volte (+414 % dal 2001 al 2010). E nei primi sei mesi del 2011 è stato segnalato anche un aumento record del 30% rispetto al primo semestre dell'anno precedente.

Cifre di gran lunga oltre la media. Secondo Coldiretti l’Italia è leader nella produzione, con un piatto di pasta su quattro consumato nel mondo che è fatto nel nostro Paese”. Solo nel nostro paese produciamo 3,2 milioni di tonnellate di pasta, contro i 2 milioni di tonnellate degli Stati Uniti, l'1,3 del Brasile e le 858 della Russia.

Ma Coldiretti mostra però la propria preoccupazione per “l’elevata percentuale di grano straniero utilizzata per la produzione nazionale di pasta all’insaputa del consumatori”. Già, a nostra insaputa visto che non è ancora obbligatorio indicare in etichetta l’origine. Secondo la Coldiretti infatti più del 40% del grano utilizzato per produrre la nostra pasta proviene dall’estero. Ciò significa che quasi un piatto di pasta su due è realizzato con grano non italiano.

Ma a vedere il bicchiere mezzo pieno ci pensa l'AIAB, che tramite il suo presidenze nazionale, Andrea Ferrante, ha commentato: “Il modo migliore per celebrare la giornata mondiale della pasta organizzata dall'International Pasta Organisation e Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane, almeno per il biologico, è ricordare quanto il nostro settore stia contribuendo all'espansione del consumo dei cereali, anche minori, senza fossilizzarsi sulle poche varietà di grano duro apprezzate dall'industria alimentare. Come certificato dall'ISMEA, infatti, i consumi di pasta e riso biologici nei primi quattro mesi del 2011 sono cresciuti a un ritmo vertiginoso: addirittura superiore al 30%. Una percentuale che testimonia da sola l'esplosione della pasta biologica, grazie alla quale si recuperano sempre più spesso anche le varietà antiche di grano che oltre a conservare la biodiversità varietale si rivelano molto utili anche ad evitare le intolleranze alimentari”.

Continua Ferrante:Cogliamo l'occasione di questa giornata dedicata all'alimento principe delle dieta mediterranea e delle nostre tavole anche per sfatare il pregiudizio che vorrebbe i prodotti biologici come cari e per pochi. I prezzi della confezione da mezzo chilo della pasta bio (grano duro) variano, a seconda dei canali di vendita, tra un prezzo minimo di 1,05 euro a uno massimo di 1,49 euro. Non un costo esagerato, quindi, tanto più se confrontato con il prezzo di listino di alcune marche leader della pasta tradizionale, vendute a 1,29 euro”.

Francesca Mancuso

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