BioBar

In occasione del Fuori Salone 2010 al Centro Botanico di via Cesare Correnti a Milano, il più grande spazio dedicato al biologico del capoluogo meneghino, è stato inaugurato venerdì scorso il Bar di artigianato alimentare presso il nuovo punto gastronomia. E noi di greenMe.it a spasso per le vie della città che in questa settimana "sprizzano" design e sostenibilità da tutti i pori, non abbiamo resistito alla tentazione di farci un salto.

Anche perché il centro in questi giorni è esso stesso uno dei punti più vivaci e creativi della Design Week milanese, teatro di installazioni e performance, tra le quali spicca il progetto “5 elemento”, ideato da Silvia De Maio, architetto - Maurizia Dova, stilista -Giorgio Ajovalasit, geometra - Federica Rigo, consulente aziendale con realizzazioni di case eco-tecnologiche non convenzionali.

Sono stati proprio loro, insieme agli artisti delle opere esposte - Pietro Pirelli e Alberto Maroni, Giacomo Moor, Adriana Mariutti, Martin Gerull,Federica e Francesca Fadalti – ad alzare con noi il calice di un cocktail, ovviamente, rigorosamente biologico per brindare alla natura e all’inaugurazione di questo nuovo bio-bar , un luogo che diventerà di sicuro il punto di riferimento per chi è stufo della solita pausa-pranzo e sente il desiderio di vivere nel rispetto della natura e di se stessi.

Ed è proprio a questi due concetti che si ispira la mostra che fa da anticamera al nuovo locale e che rappresenta e che riesce a trasmettere una nuove visione della casa, non convenzionale e nata dall'incontro tra arte e tecnica, non più intesa come scatola contenitiva, non più come involucro per cose e persone, perché ciò che ci ospita è in realtà, in una nuova prospettiva più generale, il macrocosmo. Rimetterci in comunicazione allora con l’ambiente esterno utilizzando tecnologie che lo rispettino, ecco a cosa mira 5 elemento.

E appena entrati al centro botanico è possibile vedere coi nostri occhi questo nuovo linguaggio: una sezione di casa costruita in questa nuova ottica di vita a cui hanno dato il loro contributo artisti di differenti discipline; dagli idrofoni Pirelli, lampade sensibili al suono che modulano fasci di luce attraverso veli d’acqua – in occasione dell’inaugurazione del bar, un suggestivo concerto degli stessi strumenti sensibili ai suoni emessi dal pubblico oltre che creatori di nuove forme di luce grazie al soffio del didgeridoo di Alberto Maroni - al percorso a colori dell’arteterapeuta Adriana Mariutti, co-creatrice dello studio grafico Pintado a mao, che ci introduce nell’atmosfera al solito calda e rilassante di questo angolo di pace proprio attravero al colore proposto in materiali riciclati come lo scotch, le matite, tessuti dipinti a mano, “apparentemente oggetti inermi che ricomposti creano una nuova opera, un quadro, un tessuto che veste gli oggetti”.

Se il percorso a colori conduce alla casa del 5 elemento, girando a destra troviamo subito il nuovo bar; e se entrare al centro botanico porta sempre di per sé in un mondo parallelo, è pur vero che oggi anche qui la scoppiettante vita milanese pare abbia preso il sopravvento. Il bar è letteralmente gremito di gente e fatico un po’ per assaporare le prelibatezze offerte dallo staff: torta vegana di mele e uvetta con semolino di riso, insalata di salmone con frutta tropicale, bulgur di cavolfiore crudista con mandorle, tanto per menzionarne qualcuna.

L’idea di un Bar di artigianato è nata dall’idea di migliorare il rapporto uomo-natura e di far conoscere a tutti il mondo vegetale. Il centro botanico propone allora una cucina sana e allo stesso tempo saporita, a base di cereali integrali, verdure, proteine vegetali - tofu, tempeh, seitan e legumi, e il poco conosciuto il lupino – e, ovviamente, tanta frutta.

Piatti tradizionali italiani resi innovati e originali da spunti etnici e macrobiotici e soprattutto dalla gastronomia crudista, che si basa sulla consapevolezza che i processi biologici vitali si danno in un ambiente naturale: portare a temperatura di cottura gli alimenti che la natura ci regala, comporta spesso la perdita di vitamine, antiossidanti, enzimi, minerali. Differenziarsi a livello gastronomico è un bene non solo per noi stessi ma anche per l’ambiente circostante – basti pensare agli effetti devastanti dell’allevamento intensivo non solo dal punto di vista vegetariano, ma anche per quanto riguarda tutti gli effetti a catena che questo implica, non ultimo il surriscaldamento del clima causato dalle deforestazione che tale allevamento comporta. Rigorosa tendenza quindi a non utilizzare carne, latte e derivati, uova burro e zuccheri raffinati.

Il pensiero di Angelo Naj Oleari, il fondatore del primo centro botanico nel 1975 in via Dell’Orso sempre a Milano, che già avevamo avuto il piacere di intervistare in passato in occasione dell'evento sulla Panda Natural Power, non può che venir riconfermato da questa inaugurazione a cui siamo fieri di partecipare: il mondo delle piante e il valore in esso contenuto non viene solo esaltato dal rispettare la natura, ma ci permette, forse, di tornare ad essa umilmente anche per assaporarne i sapori e i gusti.

Chi volesse mangiarsi una fetta di natura, magari per una sana alternativa al solito panino della pausa pranzo potrà farlo dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 18 e il sabato dalle 10 alle 18.30.

Riesciamo a ritagliarci un angolino su un divano con un sudatissimo bicchiere di vino bianco (chissà come mai dove si mangia e beve gratis la gente pullula sempre) e mi rilasso col brusio di sottofondo in cui è difficile sentire il digeridoo dall’altra stanza. E proviamo a trarre le nostre considerazioni su un evento che di mondano ha forse solo l’involucro, dati i valori umani e naturali che vuole trasportare.

Il centro botanico fornisce all’uomo moderno tutto ciò che di cui ha bisogno per nutrirsi, vestirsi, curarsi, conoscere (per chi non lo sapesse ancora, oltre che a proporre prodotti naturali, il centro organizza mostre, conferenze e corsi)- circa 5000 prodotti con un tocco “discreto e rispettoso” e molto fiducioso: se infatti il fondatore può affermare che “l’effetto serra è tremendo, ma ho scoperto che a Milano riesco a coltivare specie tropicali che un tempo non sarebbero mai cresciute”, allora possiamo forse sperare anche noi di riuscire a coltivare noi stessi sentendo il battito del nostro cuore palpitare in quello della natura!

Valentina Nizardo



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