soia sequestrata

Si potrebbe parlare di falsi alimenti "bio", ma in realtà la soia "biologica" oggetto di sequestro nel bresciano e in altre località d'Italia non avrebbe potuto essere venduta nemmeno come prodotto convenzionale, cioè non proveniente da agricoltura biologica. Come riportato da parte dell'Agi, la soia sequestrata nel nostro Paese è stata contaminata da una sostanza tossica in modo tanto elevato da renderla invendibile.

Non soltanto soia, ma anche semi ed olio di colza sono stati oggetti di sequestro. I semi di soia ed i semi di colza avrebbero dovuto essere destinati ai mangimifici, mentre l'olio di colza doveva essere impiegato per l'alimentazione umana.

Il sequestro è stato reso possibile grazie ad un indagine condotta da parte della Procura della Repubblica di Pesaro, che fino a questo momento ha permesso di sequestrare 2640 tonnellate di prodotti falsamente biologici, per un valore totale di 200 mila euro. A spingere al sequestro sono state le contaminazioni da parte di sostanze fitosanitarie utilizzate in agricoltura (esse possono comprendere pesticidi ed erbicidi) considerate dannose sia per la salute animale che umana.

Il sequestro più recente ha avuto come oggetto 800 tonnellate di semi di soia provenienti dall'India e 340 tonnellate di panello e di olio di colza turco, come riporta il Corriere della Sera. La contaminazione è avvenuta a causa di una sostanza tossica denominata clormequat, utilizzata come pesticida.

I prodotti contaminati sono stati sequestrati da parte della Guardia di Finanza e dell'Ispettorato Repressione Frodi del Ministero delle Politiche Agricole, all'interno di aziende di agricoltura biologica situate a Brescia, a Cremona e a Pesaro. Il sequestro è parte dell'operazione di controllo denominata "Green War", che ha al momento condotto ad indagare 30 persone ed al blocco di 1500 tonnellate di mais ucraino e di 76 tonnellate di soia indiana.

Secondo quanto comunicato da parte della Coldiretti, tale operazione ha permesso di togliere dal mercato prodotti base che altrimenti sarebbero finiti in alimenti, per i quali si è registrato nel 2012 una grande aumento record dei consumi in Italia, come biscotti, dolciumi e snack (+22,9 per cento) e pasta, riso e sostituti del pane (+8,9 per cento). Una truffa che colpisce anche i più piccoli se si considera che negli ultimi dieci anni sono raddoppiati – precisa la Coldiretti - i pasti biologici serviti nelle mense scolastiche, toccando quota 1,2 milioni. Tra esportazioni e consumi interni il giro d'affari complessivo del biologico ammonta in Italia, secondo la Coldiretti a circa 3 miliardi di euro. Un fatturato che pone l'Italia al quarto posto al livello europeo dietro Germania, Francia e Regno Unito e in sesta posizione nella classifica mondiale.

"Ad essere danneggiate" - ha sottolineato Coldiretti - "sono anche le circa 50 mila aziende agricole italiane che coltivano biologico su una superficie coltivata di oltre un milione di ettari che garantiscono all'Italia la leadership europea nei bio per numero di imprese presenti. Di fronte al ripetersi di frodi che riguardano l'importazione di prodotti falsamente biologici è necessario che sia facilmente riconoscibile in etichetta la produzione ottenuta con materia prima e standard nazionali, per consentire ai consumatori di fare scelte di acquisto consapevoli sulla reale origine del prodotto acquistato".

In attesa che questo avvenga, il consiglio della Coldiretti è quello di acquistare i prodotti biologici direttamente nelle aziende, nelle botteghe e nei mercati degli agricoltori, che garantiscono l'origine nazionale degli alimenti in vendita. In ogni caso, il problema delle frodi alimentari si ripete ed investe ancora il biologico. Perché? Ecco il parere di AIAB:

"La storia si ripete perché manca ancora, a livello europeo e nazionale, quella sicurezza alle frontiere che garantisca al 100% la certificazione dei prodotti, né è presente un sistema sanzionatorio così severo da scoraggiare questo tipo di frodi. Ma la causa di portata maggiore va attribuita alla carenza italiana di colture proteaginose, come la soia, il pisello proteico o il favino, che spinge il nostro Paese, cronicamente deficitario, ad importare dall'estero. In questo senso, un piano di strutturazione per la produzione di proteine vegetali bio, come abbiamo proposto già da anni, sarebbe la soluzione migliore per l'agricoltura italiana, in termini sia agronomici che economici".

Anche AIAB desidera fornire alcuni suggerimenti ai consumatori italiani. Il consiglio principale è quello di acquistare biologico italiano proveniente dalle filiere corte nazionali che garantiscono con certezza la provenienza e la certificazione dei prodotti. In questo momento rappresenta la strada migliore per la sicurezza degli alimenti che consumiamo e per la credibilità del bio.

Marta Albè

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