Coldiretti denuncia: consumiamo formaggi e alimenti non italiani senza saperlo

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È arrivata al terzo giorno la protesta di Coldiretti, denominata “Operazione Verità“, voluta per sensibilizzare la politica e l’opinione pubblica verso i tanti difetti della catena alimentare italiana. In particolare i produttori agricoli italiani si scagliano contro l’importazione dall’estero di alimentari semilavorati o prodotti finiti, che finiscono per essere magicamente distribuiti come prodotti Made in Italy, ma che italiani non sono.

La protesta si sta svolgendo davanti a Montecitorio, dove è stato realizzato del formaggio “senza latte” cioè esclusivamente ricavato dalla caseina, e presso diversi supermercati ed ipermercati, a cui Coldiretti fa una precisa richiesta: separare sugli scaffali i prodotti veramente italiani, dai falsi.

Ma la prima e più importante richiesta il Presidente di Coldiretti, Sergio Marini, la rivolge alla politica italiana, ed è quella di implementare un sistema di etichettatura trasparente, da cui si ricavi il paese dove è stato raccolto, lavorato e impacchettato. Si è infatti scoperto di mozzarelle tedesche distribuite come campane, pomodori olandesi destinati a
cooperative di Trento e Verona, cagliate della Germania, prosciutti cechi destinati a Modena, arance argentine e capperi marocchini a Palermo, ceci uzbeki e limoni argentini a Salerno, grano duro turco in Puglia.

“L’obbligo dell’indicazione della provenienza in etichetta -dice Marini- deve essere esteso a partire dal latte e dai suoi derivati a tutti i prodotti alimentari. Questa è una legittima reazione ai due furti ai quali è sottoposta, quotidianamente, la nostra agricoltura che subisce da una parte il furto di identità e di immagine che vede sfacciatamente immesso in commercio cibo proveniente da chissà quale parte del mondo come italiano, e dall’altra il furto di valore aggiunto che vede sottopagati i nostri prodotti agricoli a causa di uno strapotere contrattuale da parte dei nuovi forti della filiera agroalimentare”.

Mario Notaro

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