Il tritarifiuti alimentari dai Flinstones ai giorni nostri

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Fred Flinstones, a suo modo, era un ambientalista. Passato alla memoria per il suo celeberrimo urlo di battaglia “YABBA-DABBA-DOO”, aveva, ad esempio, un’auto decisamente a basso impatto ambientale a propulsione “pedestre”, i suoi abiti erano il frutto del più puro riciclo creativo e viveva in una casa con consumi energetici pari a zero, visto che ogni elettrodomestico veniva alimentato dagli animali.

All’interno delle macchine fotografiche ci sono, infatti, uccelli che fanno un disegno dei soggetti fotografati con pietra e scalpello; gli aeroplani consistono in giganteschi pterodattili sul cui dorso sono sistemati i sedili per i passeggeri; gli ascensori sono mossi dai brontosauri; piccoli volatili sulle automobili fungono da clacson, e la serie continua quasi all’infinito.

Spesso questi esseri erano sfruttati e stanchi, tanto da rivolgersi direttamente allo spettatore lamentandosi di cosa gli tocca fare per vivere. Fonte di gran parte dell’umorismo della serie è proprio il modo in cui vengono impiegati per ovviare all’assenza delle moderne tecnologie. Per tutte queste ragioni Fred Flintstones & Co sono una parodia riuscitissima della società americana, ambientata nell’età della pietra nella immaginaria città di Bedrock.

Una nota particolare va al tritarifiuti alimentari, un animaletto posizionato sotto il lavello della cucina che, discreto e silenzioso, ingurgita qualunque avanzo di natura biologica gli venga propinato. Ce lo spiega InSinkErator, un gioco tra le parole incinerator, inceneritore, e sink, lavandino, oggi leader mondiale nella produzione di dissipatori per i rifiuti alimentari.

Certo, l’animaletto nel corso degli anni è stato cambiato: da una sorta di pellicano si è passati ad un dinosauro nano, fino alla versione pseudo-cinghiale del film, ma comunque strumento immancabile nella buona conduzione domestica. E i Flintstones non si allontano molto dalla realtà in questo caso“, scrive l’azienda, ricordando che questo elettrodomestico fu inventato nel 1927 dall’architetto John Hammes e veniva inizialmente soprannominato “maiale meccanico”, proprio perché sostituiva il maiale della fattoria dalla mansione di “ripulire” tutti gli avanzi di pranzo e cena.

Nel concreto, l’utilizzo del dissipatore permette di mantenere l’igiene in cucina e una maggiore facilità di smaltimento del rifiuto, eliminando all’origine una parte della differenziazione. Triturare il rifiuto organico ed eliminarlo grazie all’utilizzo di un dissipatore non solo è una pratica permessa dalla legislazione italiana, ma riduce la massa di rifiuto nelle nostre discariche già sovraccaricate, evitando la formazione di gas metano e la sua dispersione nell’atmosfera, altamente dannosa per l’ambiente.

In alcuni Paesi, la biomassa prodotta con i dissipatori viene usata per concimare il terreno oppure per produrre energia, utilizzata poi per il funzionamento delle città (luce, mezzi pubblici…). Un vero e proprio “caterpillar” dello sminuzzamento del cibo. E lo sapevano già i nostri antenati! Guarda il video al minuto 4:00:

Roberta Ragni

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Caporedattore di greenMe. Dopo una laurea e un master in traduzione, diventa giornalista ambientale. Ha vinto il premio giornalistico “Lidia Giordani”, autrice di “Mettici lo zampino. Tanti progetti fai da te per rendere felici i tuoi amici a 4 zampe” edito per Gribaudo - Feltrinelli Editore nel 2015.
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