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Nei Paesi ricchi si getta via il cibo che basterebbe a sfamare ben tre miliardi di persone, mentre nei luoghi più poveri del mondo 952 milioni di persone soffrono la fame. È quanto è stato ricordato ieri, in occasione della penultima giornata del Salone del Gusto 2010 di Torino, dedicata ad alcuni temi particolari, come lo spreco di cibo e il riciclo creativo in cucina.

A lanciare il problema è stata Vandana Shiva, una donna indiana, sostenitrice della biodiversità, vicepresidente di Slow Food e presidente del movimento ambientalista Navdanya, un’organizzazione no profit che difende proprio la salvaguardia della varietà dei prodotti alimentari nel mondo.

Tra i problemi sollevati da Vandana Shiva anche quello della produzione e della distribuzione degli alimenti, che incide per il 40% sulle emissioni di gas serra, e lo spreco di cibo, che negli Stati Uniti tocca addirittura il 50% del totale. Ciò vuol dire che nel nord America, un prodotto su due viene gettato via.

Ma il problema del cibo – e soprattutto degli sprechi alimentari – si presenta anche nel nostro Paese, dove un terzo del cibo finisce nella spazzatura. A questo proposito è intervenuto anche Massimo Bottura, uno dei più celebgri chef d’Italia:
In cucina, anche nell’alta cucina, è finito il tempo dell’estetica ed è arrivato quello dell’etica, del rispetto dei prodotti e di chi li lavora”.

Recuperare gli avanzi e reinventare dei nuovi piatti con ciò che resta nel frigo dei cibi del giorno prima è quindi diventata un’esigenza non solo economica, ma anche ambientale.

A tavola come al mercato la logica è la stessa: niente deve essere buttato via. È lo stesso principio che ha portato alla nascita del last minute market, i mercati dove si va all’ultimo minuto per acquistare a prezzi scontatissimi tutti quei prodotti che altrimenti andrebbero cestinati. E proprio in questa ottica che verrà organizzata una cena con tutti gli alimenti avanzati dal Salone.

Tra i temi affrontati al Salone del Gusto anche quello dell’acqua: “Se i conflitti di fine del secolo scorso e d’inizio millennio sono stati combattuti per il petrolio, nel ventunesimo secolo si è aperta anche un’altra feroce battaglia: quella per l’acqua. – ha commentato Shiva - La maggior parte delle guerre del passato furono combattute sui bordi dei fiumi, da popoli che si battevano per il possesso dei corsi d’acqua con cui coltivare le terre a ridosso. Ecco, è lì che stiamo tornando”.

Le multinazionali detengono il monopolio dei semi e lo impongono a chiunque voglia coltivare. – ha aggiunto Shiva - Prezzi altissimi per sementi “suicide” che non si riproducono, ma vanno ripiantate ogni anno, e per produrre hanno bisogno di enormi quantità d’acqua. Ecco perché quindici anni di coltivazioni intensive hanno saccheggiato le falde acquifere. Ora chi è rimasto senza e può pagare è costretto ad acquistare acqua da chi ne ha in abbondanza. Chi è senza soldi resta a bocca asciutta. E quando il denaro finirà per tutti, spunteranno le armi”.

Verdiana Amorosi





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