Un buon inizio: la svolta ecologica della Mars

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Tutto comincia venti anni fa, nel 1989, quando l’americano Howard-Yana Shapiro, ex figlio dei fiori nato da una famiglia di immigrati russi e lituani con la passione per la scienza e per la filosofia, fonda Seeds of change (letteralmente, “semi del cambiamento”), una piccola azienda di agricoltura sostenibile. L’obiettivo che si pone è di preservare la biodiversità e di promuovere coltivazioni organiche, mettendo in pratica i propri ideali di rispetto e difesa della natura e pensando al benessere del pianeta e alla responsabilità che ciascuno di noi ha nei confronti delle generazioni a venire.

Alcuni anni più tardi, nel 1997, la Seeds of change viene venduta a Mars, multinazionale dell’alimentazione nota soprattutto per le barrette di cioccolato al caramello, di cui Shapiro diventa agronomo e direttore globale per le ricerche esterne (Global Director of Plant Science and External Research). Per molti, ‘arrendendosi’ alla ricca offerta di Mars, l’ex hippy e contestatore sessantottino ha bruscamente voltato le spalle alle idee di gioventù e ha venduto, per così dire, l’anima al capitalismo. Eppure, con il passare degli anni, l’impegno di Shapiro sembra aver dato frutti concreti e del tutto inattesi: infatti, la Mars ha annunciato che, d’ora in avanti, tutta la propria produzione di cacao – il cui valore è di circa un miliardo di dollari all’anno – seguirà i criteri dell’agricoltura sostenibile. Il che significa: salario minimo garantito per i coltivatori di cacao, biodiversità nello sviluppo agricolo e conservazione delle risorse acquifere. Un impegno importante, che sarà posto sotto il controllo dell’organizzazione ecologista Rainforest Alliance.

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Nonostante l’importanza dell’annuncio, non mancano critiche e voci discordanti. Ad esempio, Ethical Consumer, una rivista britannica che si occupa di consumo sostenibile, quest’anno ha dato pessimi voti alla Mars, accusandola di scarso rispetto dell’ambiente, di conduzione di esperimenti sugli animali, di connivenza, in alcune aree del mondo, con regimi politici oppressivi e di campagne contro le leggi anti-obesità della Ue. Intervistato dal quotidiano britannico The Guardian, Shapiro ha reagito respingendo tali accuse e citando alcune iniziative ecosostenibili promosse da Mars, in particolare riguardo alla mappatura genetica dell’albero del cacao, alle garanzie per i coltivatori e alla rivitalizzazione e al recupero, attraverso la differenziazione delle colture, dei suoli impoveriti.

La straordinaria esperienza di Shapiro insegna che anche le multinazionali possono convertirsi a principi di solidarietà e di ecosostenibilità. I progetti ecologisti di Mars costituiscono un buon esempio da seguire per altre aziende e società e sono molto significativi, sia concretamente che simbolicamente: insegnano infatti che anche un colosso economico può produrre nel rispetto dell’ambiente e offrendo precise e dignitose garanzie salariali ai lavoratori dei paesi in via di sviluppo. Tuttavia, molto altro si può e si deve ancora fare in questa direzione: la svolta green di Mars non deve diventare un punto di arrivo ma deve rappresentare un nuovo inizio.

Lisa Vagnozzi

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