Boom di noci, mandorle e pistacchi: agli italiani piace… col guscio!

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Noci, pistacchi e mandorle a go go! Consapevoli del fatto che fanno bene, allungano la vita e combattono l’insorgenza di diverse malattie, noi italiani abbiamo preso a mangiare frutta a guscio in maggiori quantità. Nell’ultimo anno, infatti, si è registrato un aumento del 10% negli acquisti.

È quanto emerge da un’elaborazione di Coldiretti su dati Ismea che evidenziano consumi praticamente raddoppiati negli ultimi dieci anni.

Ogni italiano, in media, consuma ad oggi 3 chilogrammi all’anno di frutta in guscio. Se in passato noci e simili erano considerati nemici della linea dato il loro apporto calorico, oggi la maggiore conoscenza ha fatto sì che la frutta secca venga innanzitutto vista come preziosa alleata della salute, annoverata oramai tra i principali super food di cui è bene non fare a meno.

Le noci e le nocciole, per esempio, sono ricche di antiossidanti, acidi grassi utili a tenere a bada il colesterolo cattivo, sali minerali e vitamina E, mentre le mandorle sono utili per mantenere forti e sani la pelle, i capelli e le unghie e per rafforzare il sistema immunitario. Quanto ai pistacchi, essi contengono molte fibre, sali minerali ferro e vitamine (gruppo A e gruppo B), mentre i pinoli sono una buona fonte di zinco, potassio e vitamina B12.

Tutti sono una vera e propria riserva di energia, da sgranocchiare a metà giornata oppure da utilizzare per fare il muesli in casa o delle barrette energetiche fai da te.

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In Italia, dicono da Coldiretti, si raccolgono circa 300 mila tonnellate di frutta in guscio in un anno. Noci e nocciole si trovano lungo tutta la Penisola, anche se la produzione è concentrata fra Piemonte, Campania, Lazio, Sicilia, Emilia Romagna e Veneto. Solo i noccioleti, sarebbero cresciuti del 6,5% nell’ultimo anno con quasi 80mila ettari a livello nazionale. Mandorle e pistacchi sono invece tipici del sud con Puglia, Calabria e Sicilia in testa. I pinoli sono invece raccolti per lo più lungo le coste ed in montagna.

La crescita dei consumi, rileva la Coldiretti, sta determinando anche un aumento dei terreni dedicati a queste coltivazioni con un +30% di noccioleti e mandorleti previsto nei prossimi 10 anni, anche se ancora forte è il flusso delle importazioni.

Gli arrivi di frutta in guscio dall’estero hanno infatti superato nel 2017 i 900 milioni di euro: in particolare dagli Stati Uniti ( noci e mandorle dalla California), dall’Iran (per i pistacchi), dalla Turchia (per le noci e le nocciole) e dalla Cina (per i pinoli), oltre ai prodotti dal Cile, dall’Argentina e dall’Australia.

Ricordatevi che i pistacchi dell’Iran, i pistacchi e nocciole della Turchia, le arachidi della Cina e quelle provenienti dagli Stati Uniti contaminati da aflatossine cancerogene, sono nella “black list” dei prodotti alimentari più pericolosi per la salute, sulla base dell’analisi della Coldiretti dell’ultimo rapporto Sistema di allerta rapido europeo (RASFF), che registra allarmi per rischi alimentari verificati a causa di residui chimici, micotossine, metalli pesanti, inquinanti microbiologici, diossine o additivi e coloranti nell’Unione Europea.

Quello che dobbiamo tenere a mente, allora, è di verificare sempre l’origine della frutta in guscio in etichetta, che deve essere obbligatoriamente apposta sulle confezioni o sugli scaffali. Per il resto, continuiamo a fare incetta di frutta secca!

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Germana Carillo

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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