Latte e bevande vegetali, un disegno di legge per ridurre l’Iva al 5%

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Iva agevolata sulle bevande vegetali. È quello che prevede il disegno di legge nato sulla scia di una petizione che ha raccolto quasi 20mila firme, ma frutto di una battaglia che va avanti ormai da anni e di cui si è occupata a più riprese anche Legambiente.

Oggi l’Iva su beni e prodotti è articolata fra il 4% e il 22% ma “non prevede di differenziare tra i diversi impatti e cicli realizzativi, e dunque di premiare attraverso la fiscalità i beni e i prodotti che hanno un più basso impatto sull’ambiente. Un esempio è l’Iva sulle bevande vegetali, ossia prodotte da riso, soia, farro, miglio o avena, alimenti comuni per persone intolleranti al lattosio o che soffrono di celiachia“, scriveva tempo fa Legambiente.

Anche le persone allergiche al latte meritano un sostegno per acquistare bevande vegetali sostitutive. Mentre il latte vaccino viene venduto con l’Iva agevolata al 4%, su “latte” di soia, mandorle, avena, riso e simili, grava un’imposta sul valore aggiunto del 22%.

I latti, o meglio le bevande vegetali, sono ormai alimenti comuni nelle case di moltissimi italiani. Queste,infatti, vengono largamente usate non solo da chi ha fatto una scelta vegan, ma anche da centinaia di migliaia di persone intolleranti al latte, dai celiaci, da chi per scelta salutistica decide di eliminare i grassi animali o da chi semplicemente apprezza tali bevande. Insomma, sono ormai milioni gli italiani che bevono latte vegetale.

Per questo motivo, l’idea lanciata dalla vicepresidente del Senato Paola Taverna è di ridurre l’Iva dal 22% al 5% (mentre la petizione ne chiedeva la riduzione al 4%).

Oggi sul latte vegetale c’è un Iva alla stregua di un bene di lusso. Come fosse un Rolex. Gli alimenti di base, tra cui il latte vaccino, – ha spiegato la senatrice in un video su Facebook – godono di Iva agevolata. Lo facciamo, soprattutto, per gli italiani affetti da allergie al latte che sono costretti ad acquistare queste bevande”.

Tutto ciò perché malattie genetiche come la galattosemia e forme acute di allergie alle proteine del latte, che causano seri disturbi, anche nella primissima infanzia, come vomito, nausea, diarrea fino allo choc anafilattico, non vengono considerate nel nostro paese con la stessa attenzione di altre patologie come la celiachia, per la quale lo Stato prevede un contributo mensile a sostegno degli acquisti per le persone che ne soffrono.

E non c’è da scherzare.

La grave sintomatologia per i galattosemici comprende deficit neurologici, ritardo di crescita, facilità alle emorragie, ipoglicemia, cirrosi, ingrossamento di milza e fegato, osteoporosi, insufficienza ovarica. Per gli allergici alle proteine del latte la sintomatologia vede reazioni che possono essere immediate (fino a shock anafilattico e angioedema) o ritardate (orticaria, dermatite, vomito persistente, coliche intestinali, diarrea anche sanguinolenta o stitichezza ostinata, broncospasmo, tosse)“, si legge nella relazione che accompagna il ddl.

Il testo è stato assegnato alla 6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro) del Senato ed è pronto dunque ad iniziare l’iter di esame.

In altri paesi questa sensibilità c’è già stata e infatti per i latti sostitutivi l’Iva è decisamente inferiore: faccio degli esempi, in Spagna è al 10 per cento, in Francia al 5,5 e addirittura in Gran Bretagna queste bevande sono completamente detassate. Quindi con questo provvedimento prevediamo la riduzione dell’IVA sui sostituti vegetali del latte, dal 22 al 5 per cento, avvicinandola quindi al pane, ai formaggi e alla frutta. E quindi alla gran parte degli alimenti di base.

Si valuta che dal 4 al 5% dei bambini sia allergico al latte vaccino. Nel 2016 il valore al consumo dei prodotti sostitutivi del latte vaccino nella grande distribuzione è stato di circa 165 milioni.

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Dominella Trunfio

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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
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