Prodotta carne sintetica di pollo e anatra

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Carne di pollo e di anatra sintetiche, realizzate in laboratorio. Sono già realtà, frutto dal lavoro della società americana Memphis Meats, che ha annunciato la nascita della propria linea di prodotti, puntando a lanciarli sul mercato entro i prossimi 5 anni. Una prospettiva a dir poco inquietante.

La carne è creata partendo da cellule prelevate dal muscolo animale e coltivate in vitro fino a formare filamenti di tessuto sufficiente (circa 20.000) a creare una polpetta o un hamburger. Non è la prima volta che accade. Qualche anno fa a Londra venne servito il primo hamburger artificiale.

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Di fatto, non ci sarebbero allevamenti intensivi né macellazioni. Per sua stessa ammissione, Memphis Meats ha creato la carne artificiale con l’obiettivo di evitare gli “effetti collaterali” legati alla produzione e al consumo di carne, sia per la salute umana che per l’ambiente:

“Noi amiamo la carne. Ma come la maggior parte delle persone, non amiamo gli effetti collaterali negativi della produzione convenzionale di carne: la distruzione ambientale, il benessere degli animali e un gran numero di rischi per la salute. La domanda di carne è destinata a raddoppiare nei prossimi decenni, una cosa è chiara: abbiamo bisogno di un modo migliore per nutrire un mondo affamato” si legge sul comunicato ufficiale.

A modo suo Memphis Meats, punta a cambiare il modo in cui la carne arriva nel nostro piatto, cercando di produrla utilizzando le cellule animali, senza la necessità di macellare animali “veri”.

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Il consumo delle carni create in labotorio, assicura Memphis Meats, ha il vantaggio di ridurre fino al 90% le emissioni di gas serra.

Ma la situazione normativa è più complicata. Finora, per fortuna nessuno di questi alimenti sintetici ha raggiunto il mercato.

E non c’è ancora una regolamentazione chiara su questo tipo di alimenti.

Coldiretti ha fatto sapere che il 97% degli italiani è contrario all’uso di tecniche innaturali nella produzione di carne, dalla clonazione alla sintesi in laboratorio.

Gli italiani infatti sono preoccupati per le ripercussioni dell’applicazione di nuove tecnologie ai prodotti alimentari.

“Un annuncio che segue quello della messa in tavola del primo hamburger da carne nel 2013 che tuttavia a distanza di anni non ha raggiunto il mercato, anche perché – sottolinea la Coldirettialle forti perplessità di natura etica si aggiungono quelle di carattere economico. La realtà è che nonostante il rincorrersi di notizie miracolistiche sugli effetti benefici delle nuove modificazioni ingegneristiche effettuate su animali e vegetali in laboratorio (dal supersalmone ad accrescimento rapido al riso ipervitaminico fino al latte materno da mucche transgeniche) rimane molto elevato il livello di scetticismo dei cittadini”.

E voi? Riuscireste a mangiare la carne creata in laboratorio per salvare ambiente e animali?

O preferireste un bel burger vegetale?

Francesca Mancuso

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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