Birra con testicoli di balena, l’ultima trovata dall’Islanda

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La birra alla balena verrà venduta in Islanda a partire dal prossimo 23 gennaio. Questa volta sarà insaporita da testicoli di balenottera comune affumicati. No, non è uno scherzo, purtroppo. È davvero questa l’ultima trovata della birreria Steðja in materia di ‘Beer Whale’.

Avevamo già parlato lo scorso gennaio del lancio di questa birra, che conteneva una piccola quantità di farina di balena, programmato per coincidere con la festa islandese di Þorrablót (Thorrablot), una tradizione ‘reinventata’ in onore del dio Thor.

L’anno scorso il proprietario della birreria, Dabjartur Arilíusson, aveva dichiarato:

“Si tratta di una birra unica, prodotta in collaborazione con Hvalur, e includerà, tra le altre cose, farina di balena, molto ricca di proteine e senza quasi nessun grasso. Questo, insieme al fatto che non contiene zucchero, rende questa bevanda molto salutare e la gente che le persone che la berranno diventeranno dei veri Vichinghi”.

Tuttavia, prima che arrivasse sugli scaffali, la birra è stata vietata dalle Autorità di Vesturland, la regione in cui si trova la fabbrica di birra. Il prodotto, che conteneva tra l’altro parti dell’intestino delle balene, non è riuscita a soddisfare le norme di igiene alimentare. Qualche giorni dopo, però, il ministro della Pesca ha annullato il divieto e stabilito che la birra potesse effettivamente essere venduta.

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Copyright WDC

È stata così rapidamente esaurita, ma nel mese di ottobre è arrivato un ulteriore colpo di scena: la decisione iniziale di divieto dell’Autorità Vesturland è stata confermata e la birra è tornata in stand by, con grande gioia delle balene e dei loro sostenitori. Purtroppo, però, la storia non è finita qui.

Imperterrito, esattamente un anno dopo dal lancio della birra di balena, il birrificio Steðja ha annunciato la preparazione di un nuovo prodotto, questa volta con testicoli di balenottera comune affumicati per aromatizzarla, che sarà disponibile già a fine mese. Tutto questo è legale?
Purtroppo sì.

In Islanda, infatti, l’uso di questa particolare parte della balena è autorizzato. E secondo la Whale and Dolphin Conservation dietro questa ennesima trovata non c’è solo la voglia di creare sensazionalismo, ma anche la chiara volontà di “disonorare una meravigliosa creatura in via di estinzione utilizzando le sue parti del corpo più intime come strumento di marketing“, inviando anche un chiaro messaggio provocatorio a tutti coloro che amano e rispettano le balene e si battono per proteggerle.

Roberta Ragni

Photo Credit

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Caporedattore di greenMe. Dopo una laurea e un master in traduzione, diventa giornalista ambientale. Ha vinto il premio giornalistico “Lidia Giordani”, autrice di “Mettici lo zampino. Tanti progetti fai da te per rendere felici i tuoi amici a 4 zampe” edito per Gribaudo - Feltrinelli Editore nel 2015.
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