Arancino o arancina? Interviene l’Accademia della Crusca

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Croccante fuori, morbida dentro. Un profumo inconfondibile. L’arancina o arancino è uno dei simboli culinari della Sicilia. Ma qual è il suo vero nome? E’ al femminile o al maschile? A stabilirlo è stata l’Accademia della Crusca.

Nella zona di Palermo e in generale nella Sicilia Occidentale si chiama arancinaA (guai a declinarne il nome al maschile!). Al contrario, nella Sicilia Orientale, e in particolare nel catanese si chiama arancinO. Cambia anche la forma, perfettamente rotonda e che ricorda un’arancia (da cui il nome) a Palermo e dintori ma a punta altrove.

Ma chi ha ragione? Come si chiama davvero? Campanilismo a parte, è la Crusca a risolvere questa lunga controversia:

“Il gustoso timballo di riso siculo deve il suo nome all’analogia con il frutto rotondo e dorato dell’arancio, cioè l’arancia, quindi si potrebbe concludere che il genere corretto è quello femminile: arancina. Ma non è così semplice, e vediamo perché. Al dialettale ARANCIU per ‘arancia’ corrispondono il diminutivo ARANCINU per ‘piccola arancia’, ARANCINO nell’italiano regionale […] Questa denominazione è quella che riportano i dizionari dialettali, i dizionari italiani e che è stata adottata dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali nella lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali italiani; è la forma che il commissario Montalbano ha portato nei libri e in televisione e di conseguenza nella competenza di tutti gli italiani. […] Per quanto riguarda ARANCINA si può ipotizzare che il prestigio del codice linguistico standard, verso cui sono sempre state più ricettive le aree urbane, abbia portato la forma femminile ARANCIA a prevalere su quella maschile ARANCIO nell’uso dei parlanti palermitani: essi, avendo adottato la forma femminile per il frutto, l’hanno di conseguenza usata nella forma alterata anche per indicare la crocchetta di riso”.

Le origini della pietanza, secondo la Crusca, potrebbero risalire al tempo della dominazione araba in Sicilia, che durò dal IX all’XI secolo. Gli arabi avevano l’abitudine di appallottolare un po’ di riso allo zafferano nel palmo della mano,  da qui la denominazione metaforica: una pallina di riso con la forma di una piccola arancia (< ar. nāranj):

“Come si legge nel Liber de ferculis di Giambonino da Cremona (curato da Anna Martellotti, 2001), tutte le polpette tondeggianti nel mondo arabo prendevano il nome dalla frutta a cui potevano essere assimilate per forma e dimensioni (arance ma anche albicocche, datteri, nocciole); il paragone con le arance era naturale in Sicilia dato che l’isola ne è sempre stata ricca”.

Si potrebbe però anche ipotizzarne l’origine alla seconda metà del XIX secolo come dolce di riso, trasformato quasi subito in una specialità salata.

“Inoltre il nome del manicaretto – secondo l’ipotesi suggerita da Salvatore C. Trovato in A proposito di arancino/arancina (“Archivio Storico della Sicilia Centro Meridionale”, II, 2016) – potrebbe derivare non solo dalla forma dell’arancia, ma anche dal suo colore: in siciliano infatti le parole che indicano nomi di colori si formano da una base nominale più il suffisso -inu, quindi arancinu ‘di colore arancio’, come curaḍḍinu‘del colore del corallo’ o frumintinu ‘che ha il colore del frumento’”.

Il nome corretto è arancino

Sarebbe dunque arancino il nome corretto, secondo questa ricostruzione, con buona pace dei palermitani. Inoltre, nel dialetto siciliano, il frutto dell’arancio è aranciu che nell’italiano regionale diventa arancio. Ma da detto anche che alla distinzione di genere nell’italiano standard che usa il femminile per i nomi dei frutti e maschile per quelli degli alberi, si è arrivati solo nella seconda metà del Novecento. Molti parlanti di varie regioni italiane come la Toscana continuano a usare arancio per dire arancia.

Ma ai tempi del Covid, delle limitazioni agli spostamenti e delle chiusure totali o anticipate di bar e ristoranti, anche la storica rivalità sembra essere venuta meno e sui social sta girando questa bella foto, utilizzata anche dall’Accademia della Crusca, che invita a superare le storiche rivalità sul nome e a comprare arancine e arancini per aiutare il settore della ristorazione.

Un messaggio buono quanto questo piatto della tradizione siciliana.

Fonti di riferimento: Accademia della Crusca, Accademia della Crusca/Facebook

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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